
.Wonder Book by IFDM è una pubblicazione – print & digital – che esce quattro volte l’anno, una rassegna di progetti di interior design e di architettura provenienti da tutto il mondo. In questo nuovo numero Spring raccontiamo spazi ed edifici da Norvegia, Cina, Svezia, Spagna, Italia, Francia, USA (e l’elenco potrebbe continuare) per 192 pagine che raccontano con immagini, testi e interviste l’evoluzione del pensiero creativo e del gusto. Con un focus sul rapporto arte/decorazione, supportato da tre voci importanti.
It’s all about colours
by Paolo Bleve – Publisher & Editorial Director
Questa edizione Spring che apre il 2026 dei .Wonder Book chiama a raccolta il popolo dei progettisti sul tema del colore, il suo utilizzo e il suo significato: sono numerosi i progetti qui pubblicati che vedono il colore come protagonista, a volte anche con scelte coraggiose e forti. E proprio a proposito di colore, le collezioni .Wonder danno il benvenuto ad un nuovo partner. Le copertine delle quattro edizioni 2026 e le Color Stories rilasciate, sono a firma Sigma Coatings – marchio di PPG Architectural Coatings Italy – che svelerà le tendenze e declinazioni del colore a 360 gradi.

Paolo Bleve – Publisher & Editorial Director
Tre interviste, una diversa dall’altra, ma tutte e tre calate nella realtà reale: la visione dei newyorchesi Champalimaud Design dove l’hospitality entra nel residenziale e viceversa per una fusione di destinazioni d’uso dove lo stile guida il progetto, se amate il rischio e andate a caccia di suggestioni e serendipity regolate da un metodo certo trovate tutto questo tra le righe della conversazione con gli italiani Vudafieri Saverino; non servono molte parole per introdurre Pierre-Ives Rochon, uno dei maestri degli ultimi 40 anni che ha ancora voglia di mettersi in gioco mescolando genius loci, rispetto per la storia e creatività. Per chi passa da Colonia il suggerimento è quello di andare nella cittadina di Bruhl dove, oltre al Museo dedicato a Max Ernst si trova una perla architettonica: la ristrutturazione del Municipio e realizzazione della annessa biblioteca. Un progetto che lo studio JSWD ha realizzato con gusto e dove si dimostra che il bello e funzionale non passa sempre da budget infiniti.
Se qualcuno afferma che i progetti di hospitality alla fine si assomigliano un po’ tutti non ha visto l’Efteling Grand Hotel in Olanda, dove la scommessa sull’uso forte e distintivo del colore è stata vinta a mani basse, l’Indigo Nalati in Kazakistan dove i materiali cari a nomadi kazaki emergono per disegnare una perla storica accanto ai Monti Tian Shan e il neoclassico The Carlton di Milano. Sempre l’Olanda si distingue per la riqualificazione del Nederlands Fotomuseum, dove le immagini sono proposte accanto ad architetture imponenti, quasi una sfida tra 2D e 3D. Non lascia indifferenti l’esordio nella progettazione museale di India Mahdavi che insieme a Eric Lagdalen ha disegnato l’imperdibile – per la scatola e per il contenuto – Po-Mo nella città norvegese di Trondheim. La Creator Economy chiede spazi a sua immagine e somiglianza ed ecco che in California nasce The Lighthouse, tra spazi di networking e aree private e silenziose.
Questi sono solo alcune delle 21 perle progettuali che incontrerete sfogliando il volume insieme a un approfondimento – in perfetto tempismo con la stagione – sulle ultime collezioni outdoor e accompagnate, come da tradizione, dalle Madame del bello: le .Wonder Pages.
Hybrid and human-centric
by Alessandra Bergamini – Deputy Editor of .Wonder Book
Tra i 21 progetti presentati in questa edizione primaverile di Wonder Book, mettiamo in evidenza il Taichung Green Museumbrary. Inaugurato nel dicembre 2025, è stato concepito dai committenti come «uno spazio culturale integrato», progettato per fondere due istituzioni distinte: il Museo d’Arte di Taichung e la Biblioteca Pubblica di Taichung. Come affermato da Kazuyo Sejima dello studio Sanaa, gli architetti del progetto, “il nostro obiettivo è sempre stato quello di progettare un’architettura che incoraggi una partecipazione diffusa e sia aperta all’ambiente circostante. Che si tratti di educazione estetica visiva o di apprendimento letterario in biblioteca, la Green Museumbrary fonde questi aspetti in un ambiente di apprendimento versatile. Abbiamo riflettuto su come collegare delicatamente questi due spazi per creare ‘un luogo pensato per le persone’, dove apprendimento e comunicazione si integrano attraverso l’architettura”.

Alessandra Bergamini – Deputy Editor of .Wonder Book
Al di là della sua apertura verso l’esterno e verso le persone, l’architettura qui appare interconnessa e ibrida, sia nella forma che nella funzione. Il nome stesso è un ibrido, una parola che fonde due termini per creare un nuovo significato. Gli spazi progettati per la cultura, e in generale per le istituzioni, rientrano sempre più nella categoria dei «terzi luoghi» – dopo la casa e il lavoro, rispettivamente primo e secondo luogo. Questo concetto è stato identificato dal sociologo americano Ray Oldenburg nel suo saggio The Great Good Place, descrivendoli come “luoghi di ritrovo pubblici informali” quali caffè, librerie, giardini, centri civici “e altri luoghi di ritrovo”. Si tratta di luoghi cruciali per l’incontro e lo scambio, fondamentali per costruire e consolidare un senso di comunità e di appartenenza. Questa categoria può comprendere anche gallerie d’arte, musei, biblioteche e teatri, se concepiti come infrastrutture culturali/civiche aperte alle persone e al loro desiderio di connessione fisica e reale. Oltre al Taichung Museumbrary, questa edizione della primavera 2026 presenta anche il Municipio e la Biblioteca di Brühl in Germania, il Nederlands Fotomuseum di Rotterdam e il Pomo Museum in Norvegia.
Inoltre, nei progetti nel settore dell’ospitalità si persegue e si articola spesso l’aspirazione a una funzionalità ibrida, sia dal punto di vista architettonico che in termini di servizi. Da molti anni ormai, gli hotel mirano ad ampliare e valorizzare il concetto di ospitalità, trasformandosi in luoghi ibridi. Questi sono spesso ispirati al genius loci e sono aperti alla comunità in generale, non solo ai propri ospiti, offrendo una gamma di spazi distinti per varie funzioni (bar e ristoranti, aree di co-working, sale per eventi, giardini e terrazze sul tetto), o persino spazi multifunzionali adattabili a diversi usi a seconda delle esigenze o dei momenti della giornata. Tra gli esempi figurano The Ostendian ad Anversa, il Mondrian Gold Coast sulla costa di Burleigh Heads in Australia, il Thompson Hotel nel cuore di Madrid e The Carlton nel quartiere della moda di Milano.
Questa «ibridazione» si estende anche alla progettazione degli spazi di lavoro, dove gli esempi più «evoluti» offrono ormai servizi tipicamente associati al settore dell’ospitalità, come palestre e centri benessere, ristoranti gestiti da chef rinomati, asili nido e spazi informali di incontro. La natura ibrida degli spazi progettati, indipendentemente dalla categoria o dalla tipologia, deriva anche dal desiderio dei clienti e dei progettisti di comprendere gli stili di vita e i ritmi delle persone, nonché il modo in cui queste ultime utilizzano effettivamente gli spazi pubblici o condivisi. Esiste un forte legame tra il carattere ibrido dei luoghi e la loro capacità di favorire le connessioni e la comunità. Se “ibrido” implica apertura, integrazione e fusione, allora rappresenta un approccio progettuale decisamente incentrato sull’uomo. Come osserva Ed Bakos, CEO di Champalimaud Design, nella sua intervista, si tratta di ricercare “attraverso l’empatia l’essenza umanistica del design”.







