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giulia-guzzini 16/07/2026

Le interviste di IFDM: Eugeni Quitllet

Eugeni Quitllet racconta la sedia Libre per Pedrali. Un progetto che unisce libertà di movimento, innovazione tecnica e un design emozionale, frutto di una lunga e proficua collaborazione che spinge la materia al limite del possibile

Designer catalano, Eugeni Quitllet si definisce un ‘disoñador’, un sognatore che plasma la materia per dare forma a nuove realtà e a un’idea ottimistica del futuro. Il suo approccio sintetizza forma e funzione con un’eleganza esplosiva e sinuosa, creando bestseller internazionali. La sua lunga e proficua collaborazione con Pedrali rappresenta un percorso di continua evoluzione che ha dato vita a sedute iconiche come Soul, Remind e Souvenir. All’ultimo Salone del Mobile, questo sodalizio si è arricchito di un nuovo capitolo: la sedia Libre. Un progetto che, come racconta il designer, è la sintesi di un decennio di ricerca tecnica, estetica ed emozionale, e che incarna un concetto profondo e tangibile di libertà. Una libertà che non si esprime solo nella versatilità d’uso dell’oggetto, ma che affonda le radici nel processo creativo stesso. Quitllet rivendica infatti il valore del ‘sentire’ rispetto al ‘pensare’, di un’intelligenza emotiva che, in un’epoca dominata dall’IA, si afferma come l’unica capace di generare autentica originalità. È la ‘magia’ di inventare ciò che non esiste, un atto creativo puro che si oppone al mondo delle copie per continuare a essere, appunto, liberi.

PedraliGentleHabitat - Photo © Ottavio Tomasini

PedraliGentleHabitat – Photo © Ottavio Tomasini

Qual è l’ispirazione dietro al progetto Libre?
L’ispirazione nasce da ciò che siamo: dall’umanità, dalla creatività, dal presente e dal futuro. Ma risponde anche a una necessità pratica: creare un nuovo design che offrisse una forma di utilizzo più libera. Per questo motivo, il design della sedia è nato simultaneamente al suo nome, ‘Libre’, che rappresenta proprio il concetto di libertà. È la libertà di movimento, la libertà di spazio e la libertà del luogo in cui la utilizzerai. Non è una sedia né da interno né da esterno, serve per entrambi in modo naturale. Abbiamo voluto creare, con un unico oggetto, una libertà di movimento che ci permettesse di manipolarlo liberamente da qualsiasi punto. L’elemento strutturale della sedia diventa così anche ciò che le conferisce agilità e comfort. Crea uno spazio più generoso, ti protegge e ti avvolge. In tutte le mie sedie cerco di inserire questa rotondità che accoglie, che crea un bozzolo di comfort e sensualità. In questo caso, è proprio questo elemento a creare l’innovazione: connette la parte frontale con lo schienale, donando rigidità con un elemento molto leggero, che rafforza l’idea organica di qualcosa che cresce dal suolo e si forma intorno a te.

A livello produttivo, si tratta di un progetto complesso?
È molto complesso. Collaboriamo con Pedrali da 10 anni, dalla prima sedia Soul, passando per Remind e Souvenir. La sedia Libre è un po’ la conclusione di questo percorso, un progetto in cui abbiamo concentrato tutti gli elementi di innovazione sviluppati in questi anni, sia a livello estetico ed emozionale sia tecnico. Tecnicamente, è una delle sedie più complesse che abbiamo mai realizzato. Ha richiesto uno degli stampi più difficili per ottenere linee così organiche e armoniose in un monoblocco. Ogni parte è disegnata con la stessa cura, persino la parte inferiore che non si vede. È impilabile fino a sette pezzi, il che è molto pratico ed ecologico, perché riduce il volume per il trasporto. L’elemento chiave, però, è ciò che ci dà questa libertà: poterla afferrare da qualsiasi punto e portarla con sé, nello spazio che si preferisce. Quando chiedi se una sedia è libera, questa sedia è libera. Ti dà la libertà di andare dove vuoi.

Libre 595 by Pedrali, design Eugeni Quitllet - Photo © Omar Sartor

Libre 595 by Pedrali, design Eugeni Quitllet – Photo © Omar Sartor

Libre 590 by Pedrali, design Eugeni Quitllet

Libre 590 by Pedrali, design Eugeni Quitllet

Quanto è stato importante il ruolo di Pedrali nello sviluppo industriale del prodotto? Avete spinto al limite le loro tecnologie?
Assolutamente. Questo è il tipo di progetto che preferisco, perché risponde alle sfide più esigenti: la resistenza per l’outdoor, la leggerezza, la tecnica e la qualità di un materiale che permette di creare un prodotto senza tempo, che duri. Anche lo stile e la bellezza rendono un prodotto ecologico, perché è un oggetto che conserverai e userai per molto tempo. Un progetto del genere può essere realizzato solo con aziende che hanno la capacità tecnica di Pedrali, che possiede una conoscenza industriale elevatissima nello stampaggio a iniezione monoblocco. Con questa tecnica, ci siamo spinti al limite del possibile. Mi piace sempre lavorare su quella linea dove inizia l’impossibile, dove ti dicono “questo non si può fare”. È proprio lì che andiamo a perfezionare i dettagli per renderlo fattibile. Per me, il vuoto è importante quanto il pieno, è parte materiale dell’oggetto. Riuscire a combinare pieni e vuoti con questa armonia è un’operazione che poche aziende possono affrontare. Oggi, arrivare a reinventare un oggetto quotidiano come una sedia, apportando qualcosa di nuovo e significativo che migliori la nostra vita, è molto difficile. Questa è una delle sedie che, in tutta la mia carriera, mi ha fatto più ‘soffrire’ per raggiungere questa libertà. Ma credo che la libertà sia proprio questo: un esercizio, un percorso.

Libre collection by Pedrali, design Eugeni Quitllet - Photo © Omar Sartor

Libre collection by Pedrali, design Eugeni Quitllet – Photo © Omar Sartor

Lei parla di un processo quasi istintivo, basato sul ‘sentire’ più che sul ‘pensare’. In un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale, che valore ha questo approccio emozionale?
Il mio processo creativo non è un’evoluzione verso un obiettivo; l’obiettivo si costruisce nella mia mente o nel mio cuore e, quando è maturo, emerge già finito, con la sua forma definitiva. Io mi limito a seguire quell’immagine esatta che mi è apparsa. Non voglio ‘pensare’ le cose, preferisco ‘sentirle’. Il nome illumina la strada e la strada illumina il nome, vanno insieme. È la libertà che dà la forma, ed è la forma che dà la libertà.
Questo l’Intelligenza Artificiale non può farlo. Questa è l’intelligenza emotiva (EQ), che oggi ha più valore perché ti permette di adattarti, correggere e creare liberamente. Noi non siamo condizionati da un nucleo informativo come l’IA; abbiamo la libertà di inventare qualcosa che non esiste, e questa è la magia. Oggi per un designer è fondamentale creare in modo originale al 100%. Altrimenti, inondiamo il mondo di copie e imitazioni, uccidendo ciò che può nascere in modo organico e naturale, che è ciò che siamo. Spero che questa sedia apra una nuova strada per continuare a essere liberi.

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