
Nell’anno del suo 70esimo anniversario, Gallotti&Radice dà vita a una collezione che sintetizza la tradizione, lo spirito innovativo e la sensibilità progettuale che guidano il marchio da sette decadi esatte. Una celebrazione del proprio heritage attraverso la dialettica tra artigianalità e innovazione, radicata nelle origini del marchio e nel suo uso pionieristico del vetro fin dal 1956. Con la collezione “Diario” l’azienda ha voluto racchiudere il suo percorso evolutivo in una proposta d’arredo che conserva il sapore del passato e allo stesso tempo guarda alla contemporaneità. Come una sorta di narrazione visibile delle sue radici e di un futuro ancora da scrivere. Gli arredi – dai grandi imbottiti ai complementi in polvere di vetro riciclato – si fanno così portatori di valori profondi: quel senso di eleganza nelle linee, di qualità de materiali, di ricerca delle lavorazioni su cui Gallotti&Radice ha costruito la sua identità nel tempo e, in modo molto coerente, lo fa ancora oggi. “Diario” nasce quindi per essere un’ampia scenografia d’arredo da ammirare lentamente, per assaporarne le sfumature, i dettagli, i riferimenti e le ispirazioni. Un invito a rallentare, dunque, e apprezzare in questo modo anche i piccoli gesti della quotidianità: rilassarsi su un comodo divano, pranzare circondati dagli affetti, trascorrere del tempo tra la bellezza del design.


Cuore di questo progetto è Orma disegnato da Martina e Massimo Castagna, divano modulare connotato da una silhouette bassa, che si adagia nell’ambiente come un’impronta organica: tra rigore geometrico e morbidezza visiva, Orma simboleggia perfettamente l’idea di raffinata essenzialità dello stile Gallotti&Radice.
L’heritage del marchio emerge poi da una nuova proposta di vetro (richiamando così il materiale principe con cui l’azienda si è specializzata fin dalle origini) che dà vita a una seri di nuovi prodotti: l’inedito BonBon Glass è frutto di una miscela di vetro riciclato al 100%, legato da polimeri contenenti componenti di origine vegetale e provenienti da fonti rinnovabili, da cui nasce una superficie attraversata da cristallizzazioni, inclusioni e variazioni spontanee. Arricchito da inchiostri nelle tonalità ciliegia o menta-glaciale, restituisce una colorazione diluita che filtra la luce filtra con intensità mutevole.



Le marcate irregolarità strutturali e cromatiche, insieme alla finitura volutamente ruvida e tattile, rappresentano imperfezioni volute e una qualità intrinseca del materiale stesso. Dall’applicazione del BonBon Glass nascono i tavolini Ri-Giro, disegnati da Samuele Tremolada, identificati da una texture tattile ottenuta dalla graniglia di vetro riciclato, il tavolino Garçon, ideato da Studiopepe, una presenza scultorea data dall’incastro tra la base — declinata dal travertino al BonBon Glass — e il piano in pelle nella tonalità fard; e ancora, Dock di Marialaura Rossiello Irvine, tavolino mono materico a sbalzo (in polvere di travertino o Bon Bon Glass).
Al living Gallotti&Radice affianca un angolo dining, con protagonista il tavolo Oto (design Oscar e Gabriele Buratti) che ridefinisce il senso di equilibrio attraverso la gamba decentrata, abbinato alla poltrona Titta: Federica Biasi si è ispirata seduta tipica dei club degli anni Settanta, caratterizzata da volumi bassi e forme avvolgenti. Completano l’ambiente Stresa Box, versione evoluta dell’omonima composizione a parete con boiserie, mensole integrate e illuminazione che ora prevede l’aggiunta di elementi contenitori, e il sistema di specchi Chopin firmato da Dainelli Studio, combinati tra loro per creare composizioni grafiche sempre differenti.


La collezione “Diario” rappresenta così il punto più alto (ma non certo conclusivo) del percorso di Gallotti&Radice, un viaggio lungo 70 anni plasmato dal savoir-faire artigianale, dalla competenza tecnica e dal design all’avanguardia, e guidato da un unico fil rouge: quella capacità distintiva di interpretare il vetro e trasformarlo in oggetto di design. La nuova collezione lo testimonia perfettamente mostrando il desiderio continuo dell’azienda di rinnovarsi restando fedele alla propria storia, e di creare un linguaggio sperimentale e fortemente identitairo con cui aprirsi a nuovi orizzonti.








