
Nel panorama dell’ospitalità nordica, sempre più orientata verso un lusso discreto e lontano dagli eccessi decorativi, il Nobis Hotel Copenhagen rappresenta un esempio emblematico di come il progetto d’interni possa valorizzare il patrimonio architettonico esistente senza rinunciare a una visione contemporanea. Situato nel cuore della capitale danese, accanto alla Glyptotek e ai Tivoli Gardens, l’hotel occupa uno storico edificio del 1903 progettato dall’architetto Martin Borch, figura centrale dell’architettura danese dei primi del Novecento. Per molti anni sede del Conservatorio Reale di Musica, l’immobile conserva l’imponenza e il rigore del classicismo nordico, reinterpretati oggi attraverso un linguaggio progettuale essenziale e sofisticato.
A guidare la trasformazione è stato l’architetto svedese Gert Wingårdh, che ha affrontato il recupero dell’edificio con un approccio rispettoso ma non nostalgico. L’intervento valorizza gli elementi originari – volumi generosi, dettagli decorativi e grandi aperture – integrandoli con materiali naturali selezionati per la loro capacità di acquisire carattere nel tempo. Marmo, pietra, legno e vetro definiscono un’atmosfera raffinata, giocata su una palette di tonalità profonde e misurate.



La filosofia progettuale riflette una caratteristica sempre più riconoscibile dell’hotellerie nordica contemporanea: sostituire l’ostentazione con la qualità percepita. Non si tratta di aggiungere elementi spettacolari, ma di costruire ambienti in cui ogni dettaglio contribuisce all’esperienza complessiva. L’autenticità dei materiali, la precisione delle lavorazioni e il dialogo tra architettura storica e arredi contemporanei diventano gli strumenti attraverso cui esprimere il lusso.
Nelle 75 camere, pavimenti in parquet a spina di pesce, tonalità verde-blu e arredi realizzati su misura convivono con una selezione di classici del design nordico. I bagni, rivestiti in marmo Bardiglio, introducono una nota materica che rafforza il legame con la tradizione costruttiva europea. Ogni elemento è stato scelto per la sua capacità di invecchiare con eleganza, secondo una visione che privilegia la durabilità rispetto alle tendenze del momento.



Particolarmente interessante è il trattamento dell’annesso degli anni Sessanta che ospita il ristorante NOI. Qui Wingårdh si concede maggiore libertà espressiva, introducendo una nuova facciata in vetro e rame ispirata alle composizioni moderniste di Le Corbusier. Il contrasto tra il rigore neoclassico dell’edificio principale e il linguaggio più sperimentale dell’estensione genera un dialogo architettonico capace di collegare epoche diverse.
Più che un semplice hotel, il Nobis Copenhagen interpreta una direzione sempre più rilevante nel design dell’ospitalità del Nord Europa: recuperare edifici storici di valore e trasformarli in luoghi contemporanei, dove memoria, comfort e identità culturale convivono in equilibrio. Una formula che continua a definire il fascino internazionale delle capitali nordiche e il loro modo distintivo di intendere il lusso.








