
Il progetto Loop si sviluppa a partire da un’immagine naturale potente: il canyon americano. Disegnato da Elena Salmistraro, il nuovo sofà traduce il gesto pittorico in forma tridimensionale, trasformando il linguaggio del design outdoor in una scultura fluida e conviviale. Accanto al divano, una serie di opere amplia la narrazione visiva e apre il progetto a una riflessione più ampia tra arte e design. Un percorso che parte dal paesaggio e si trasforma in forma abitabile, tra materia e immaginazione. A partire da questa visione, la conversazione con Elena Salmistraro si concentra sui passaggi progettuali e sul linguaggio che ha dato forma al progetto.

Qual è stata la prima intuizione o immagine da cui è nato questo progetto per Ethimo?
L’ispirazione arriva dal deserto americano, in particolare dall’Antelope Canyon in Arizona. Mi hanno colpito le stratificazioni delle rocce, i colori che si sovrappongono come pennellate naturali. Ho immaginato il divano come una linea fluida, un gesto continuo. Per me tutto parte sempre dal disegno: è come una pennellata nello spazio.
Come si è sviluppata la collaborazione: è partita da un brief definito oppure da un confronto aperto?
È stata una collaborazione molto libera. Non c’era un brief rigido, ma un invito a esplorare. Ho presentato più proposte iniziali e poi abbiamo scelto insieme la direzione. Successivamente il progetto è stato sviluppato con il team tecnico di Ethimo, che ha reso possibile tradurre l’idea in un oggetto concreto e funzionale.
Questo progetto introduce un linguaggio più espressivo rispetto ad alcune collezioni Ethimo. Come hai trovato il punto di equilibrio tra la tua identità e il DNA del brand?
Il punto di equilibrio è stato il coraggio. Ho trovato un brand già aperto e sperimentale, quindi non mi sono sentita limitata. Ho portato il mio linguaggio fatto di forme morbide e colori, ma dall’altra parte c’era una grande attenzione alla materia e ai dettagli. È lì che le due identità si incontrano.


Nel tuo lavoro il confine tra arte e design è spesso sottile. In questo progetto, quanto spazio hanno avuto la funzione e la dimensione narrativa?
La funzione è stata importante, soprattutto nella fase tecnica. Però non deve mai schiacciare la parte narrativa. Il design per me è anche racconto, e in questo caso la forma doveva mantenere la sua libertà espressiva. Il risultato è un equilibrio tra i due aspetti.
Come senti che questo progetto si inserisce nel catalogo Ethimo: continuità o nuova direzione?
Più un’estensione che una rottura. Ethimo ha già prodotti molto coraggiosi, quindi questo progetto si inserisce in una ricerca coerente. Potrebbe aprire una possibile direzione, ma sempre in continuità con la loro identità.

Quanto conta il contesto in cui viene presentato un progetto?
A Milano il progetto è stato presentato nella sua forma più diretta, come debutto del Loop. A Londra invece si è ampliato dentro lo spazio di Ethimo, assumendo una dimensione più narrativa. Le opere che lo accompagnano diventano fondamentali in questo passaggio: non sono un elemento accessorio, ma aprono il progetto al mio immaginario, fatto di segni e colori che derivano dagli schizzi iniziali. In questo modo il divano non è più solo un oggetto, ma parte di un racconto più ampio tra arte e design.
C’è un dettaglio che consideri sottovalutato ma centrale nel progetto?
Sì, il lavoro sulle finiture e sulle cuciture. Seguono perfettamente le curve del divano ed è stato un lavoro molto complesso. Anche la parte inferiore è completamente rifinita. Sono dettagli invisibili a prima vista ma fondamentali.
Guardandolo oggi, lo rifaresti allo stesso modo o cambieresti qualcosa?
Il divano è già disponibile in diverse tonalità, che ne sottolineano le qualità materiche e la versatilità. Detto questo, forse sperimenterei anche una versione monocromatica: essendo un pezzo molto scultoreo, un unico colore potrebbe esaltarne ancora di più la forma. È qualcosa che mi piacerebbe esplorare.








