
L’arrivo di Orient Express a Venezia non coincide semplicemente con l’apertura di un nuovo hotel, ma rappresenta il ritorno accuratamente orchestrato in una delle città più simboliche della storia del viaggio. Con l’inaugurazione di Orient Express Venezia a Palazzo Donà Giovannelli, uno straordinario edificio del Quattrocento torna a nuova vita, reinterpretato per la prima volta in quasi sei secoli come destinazione in cui passato e presente dialogano costantemente. Situato nel tranquillo sestiere di Cannaregio, dove i canali si intrecciano e la città scorre con un ritmo più lento e intimo, il palazzo diventa molto più di un luogo in cui soggiornare. È un’esperienza costruita attorno al racconto. Venezia, un tempo tappa fondamentale lungo il leggendario itinerario che collegava Parigi a Istanbul, riassume il proprio ruolo di ponte tra mondi diversi, tra Oriente e Occidente, tra memoria e contemporaneità.


Al centro di questa trasformazione c’è l’architetta e interior designer Aline Asmar d’Amman, il cui approccio supera il concetto di restauro per abbracciare quello della narrazione. La sua visione si sviluppa attraverso quella che lei stessa definisce «una sequenza teatrale di meraviglie», in cui ogni superficie, corridoio e dettaglio svela stratificazioni di tempo. Il palazzo non cancella la propria storia: la amplifica, permettendo ad affreschi, elementi scultorei e materiali segnati dal tempo di convivere con interventi contemporanei. Il risultato è uno spazio vibrante e vivo. Specchi dalle tonalità sfumate riflettono pareti secolari, lampadari di Murano diffondono una luce cinematografica e i cosiddetti «colori perduti» di Venezia riaffiorano attraverso tessuti, finiture e ambienti. Ognuna delle 47 camere e suite possiede una propria identità, modellata dalla complessa architettura del palazzo e dal fascino della vita veneziana, tra affacci su canali, giardini nascosti e scorci della città storica.

Oltre alle camere, il palazzo si rivela come una successione di esperienze. Gli ospiti attraversano saloni monumentali, giardini segreti e percorsi d’arte contemporanea, accompagnati da quello che il brand definisce un vero e proprio «cast di personaggi», creando un senso di immersione che sfuma i confini tra ospitalità e rappresentazione. Con il passaggio dal giorno alla sera, l’atmosfera si trasforma attraverso quella che viene chiamata Grand Transformation: la luce si attenua, le ombre si intensificano e gli ambienti assumono una dimensione più raccolta, quasi onirica. Anche la proposta gastronomica entra a far parte di questa narrazione. Lo chef tristellato Heinz Beck firma la direzione culinaria del progetto, dando vita a concept che coniugano rigore e spettacolarità. Dall’alta cucina ospitata nella storica orangerie a spazi più informali e stratificati, il cibo diventa un ulteriore strumento narrativo all’interno del palazzo.


Ciò che distingue Orient Express Venezia non è soltanto il lusso, ma il modo in cui interpreta l’esperienza del viaggio. Il progetto si inserisce nell’eredità di un marchio nato nel 1883, quando l’Orient Express iniziò a collegare città, culture e persone attraverso l’Europa. Oggi quella stessa filosofia si estende oltre il treno, dando vita a luoghi che ne condividono i valori: rendere il viaggio un’esperienza emozionale, immersiva e profondamente personale. A Venezia questa visione trova una particolare sintonia. Una città costruita sull’illusione, sui riflessi e sulla sovrapposizione delle epoche diventa il palcoscenico ideale per un marchio fondato sul potere del racconto. Qui ogni arrivo assume il sapore di un rito, sia che avvenga in barca attraverso una porta d’acqua gotica, sia attraverso ingressi più discreti che svelano il palazzo poco alla volta.








