
In una città dominata da progetti monumentali e spettacolarità, Delfina Cortese sceglie un percorso differente. Lo studio, con sede a Dubai, opera con un approccio più pacato e ponderato, che privilegia la chiarezza, la proporzione e l’integrità materica rispetto all’eccesso. Attivo in progetti residenziali di alta gamma e su misura, lo studio riflette un cambiamento crescente nel linguaggio progettuale della regione, dove la misura diventa una forma di impatto. Radicato nei principi del design italiano ma plasmato dalle realtà del Medio Oriente, Delfina Design attraversa l’intersezione tra culture con uno sguardo raffinato e riflessivo. Invece di adattarsi alle tendenze o replicare un’estetica singola, lo studio affronta ogni progetto come un equilibrio tra cliente, contesto e concetto. Il risultato sono lavori che appaiono personali, precisi e volutamente sobri. Mentre Dubai continua a evolversi come hub globale del design, la prospettiva dello studio offre una narrazione alternativa. Una narrazione che sfida l’idea che il lusso debba essere gridato e suggerisce invece che l’atemporalità, l’artigianalità e una sicurezza pacata possano avere un valore molto più grande nel dare forma agli spazi di oggi.

Jumeirah Bay Villa, Dubai UAE
Come definireste Delfina Design oggi, al di là degli interni?
Delfina Design è uno studio boutique di architettura d’interni e design con sede a Dubai, ma con un raggio d’azione che si estende ben oltre la regione. Siamo specializzati in progetti di alta gamma, esclusivi e su misura, guidati da un impegno verso l’eleganza, la misura e l’atemporalità. Essendo una realtà volutamente piccola, ci proponiamo di offrire una prospettiva alternativa, specialmente in una città come Dubai, dove scala e spettacolarità spesso dominano. Le nostre dimensioni consentono un approccio al design più intimo e ponderato, in cui ogni progetto è attentamente curato anziché prodotto in serie. In un contesto globale che spesso equipara “più grande” a “migliore”, crediamo che sostenere gli studi più piccoli sia essenziale per preservare la diversità nel design e resistere all’omologazione che può derivare dalla globalizzazione.
Qual è la filosofia di base che guida il vostro lavoro nei diversi progetti?
La nostra missione principale è creare progetti eleganti, minimali e senza tempo. Il nostro approccio al minimalismo non è mai piatto o monotono; al contrario, è arricchito di profondità e dettagli studiati che danno vita agli spazi. Ogni progetto è un equilibrio tra semplicità e raffinatezza, dove linee pulite, materiali ricercati e contrasti discreti collaborano per creare un’estetica armoniosa.
Guidati dalla passione per l’artigianalità e da un occhio attento per le proporzioni, ci assicuriamo che ogni progetto incarni un senso di bellezza ed eleganza spontaneo, e questo vale per tutti i nostri lavori. Evitiamo consapevolmente di specializzarci in una singola tipologia di progetto, poiché la ripetizione può rapidamente limitare la creatività. Al contrario, abbracciamo una vasta gamma di scale e progetti, permettendo a ciascuno di essere affrontato con una prospettiva nuova. Questa apertura è fondamentale per il nostro processo: mantiene le idee fluide, sfida i preconcetti e resiste alla tendenza verso un design formulare e “copia-incolla”.

The desert pool villas, Bab Al Shams, Dubai UAE
Da dove inizia un progetto per voi: dal cliente, dallo spazio o da un’idea?
Un progetto raramente inizia da un unico punto di origine; piuttosto, emerge all’intersezione tra cliente, contesto/spazio e concetto. Il cliente è, ovviamente, il catalizzatore, colui che commissiona il lavoro e che alla fine diventa parte integrante del processo creativo. La sua visione, i suoi valori e la sua apertura plasmano la traiettoria del progetto in modi profondi. Per noi, una forte sintonia con il cliente è essenziale; costituisce il fondamento su cui può svilupparsi un design significativo. È proprio per questo che siamo selettivi nelle nostre collaborazioni, scegliendo di impegnarci solo dove c’è un’autentica sintonia. Senza quella comprensione condivisa, è difficile che un progetto raggiunga il suo pieno potenziale.
Come mantenete una chiara identità di studio lavorando in culture e contesti diversi?
Mantenere una chiara identità di studio tra culture e contesti diversi non è una questione di adattamento, ma di determinazione. L’identità non è qualcosa che si può comprare o imparare all’università; si coltiva nel tempo e, per questo motivo, non ha prezzo. Al centro del nostro lavoro c’è una ricerca di eleganza e qualità che non dovrebbe mai essere data per scontata e che sta diventando sempre più rara in questo mondo. Mi rifaccio a una frase del Maestro dell’eleganza per me, Giorgio Armani: “L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare”. Questa frase riassume ed esprime perfettamente la nostra filosofia e definisce l’essenza dell’identità del nostro studio.

The desert pool villas, Bab Al Shams, Dubai UAE
Quanto è importante lo storytelling nei vostri interni? È la storia del cliente?
Lo storytelling è essenziale, ma non lo affrontiamo come una narrazione letterale. Non siamo interessati a tradurre la storia di un cliente in interni tematici o eccessivamente espressivi; siamo più concentrati sulla comprensione del suo modo di vivere: come si muove nello spazio, cosa apprezza e come vuole sentirsi al suo interno. In questo senso, il cliente è sempre centrale, ma non in modo figurativo o decorativo. La sua storia diventa una cornice silenziosa che informa la proporzione, l’atmosfera e il flusso, piuttosto che un simbolismo esplicito. Noi interpretiamo, non illustriamo. Gli interni di maggior successo, a nostro avviso, sono quelli in cui la storia è presente ma non esplicita, dove si percepisce attraverso le scelte materiche, il ritmo spaziale e il dettaglio, piuttosto che essere dichiarata. Questo crea spazi che risultano personali senza diventare performativi, e senza tempo anziché legati alle tendenze.
Come definite il design italiano oggi, quando esiste al di fuori dell’Italia, in una città come Dubai?
Il design italiano, anche quando sradicato dal suo luogo d’origine, è meno una questione di geografia e più un insieme di principi intramontabili. È radicato in un impegno senza compromessi per la qualità, un’idea forse meglio espressa dall’affermazione di Aldo Gucci: “La qualità si ricorda a lungo, dopo che il prezzo si è dimenticato”. Questo definisce ciò che il “Made in Italy” rappresenta oggi: una cultura di artigianalità, precisione e integrità materica, dove il valore non si misura con l’eccesso, ma con la durata e la raffinatezza. In una città come Dubai, dove contesti e aspettative differiscono, questi principi diventano ancora più rilevanti. Offrono un senso di permanenza e chiarezza in un ambiente frenetico e in continua evoluzione. Per noi, il design italiano non è qualcosa da replicare stilisticamente, ma da incarnare attraverso l’approccio: dare priorità alla qualità sopra ogni altra cosa e lasciare che quella disciplina dia forma a spazi che siano al contempo senza tempo e profondamente studiati.

The desert pool villas, Bab Al Shams, Dubai UAEVedete il vostro ruolo come un adattamento del design italiano a Dubai, o come una sfida al modo in cui lo spazio viene approcciato qui?
Piuttosto che posizionarci come chi si adatta o chi sfida, vediamo il nostro ruolo nel guidare il brief di ogni cliente verso la sua risoluzione più raffinata ed elegante. Questo spesso implica un attento equilibrio: interpretare le loro aspirazioni introducendo al contempo un approccio allo spazio più misurato e sfumato. A volte, ci richiede di sostenere con fermezza la misura e la chiarezza, specialmente in un contesto dove possono prevalere valori estetici diversi. Tuttavia, non si tratta mai di imporre una visione, ma di coltivare una comprensione condivisa dell’eleganza e garantire che rimanga parte integrante del risultato.
Dubai è spesso associata all’eccesso. Come introducete la misura senza perdere impatto?
La misura, per noi, non è riduzione fine a se stessa, ma precisione: sapere cosa includere e, altrettanto importante, cosa tralasciare. In un contesto come Dubai, dove l’intensità visiva è spesso la norma, un approccio più misurato può di fatto creare un impatto maggiore. Concentrandoci sulla proporzione, sulla matericità e sulla qualità della luce, permettiamo agli spazi di essere calmi ma profondamente espressivi. L’impatto non deve necessariamente derivare dall’abbondanza; può emergere dal contrasto, da un singolo gesto deciso o dalla sicurezza pacata di dettagli ben risolti. Lavoriamo spesso con una palette contenuta, ma la eleviamo attraverso l’artigianalità, la texture e una stratificazione sottile. In questo modo, lo spazio parla con chiarezza anziché con rumore, un approccio che, proprio perché meno comune, diventa tanto più potente.

Villa Romboli, Marina di Pisa, Italy
In che modo le differenze culturali modellano il vostro modo di progettare interni in Medio Oriente?
Il contesto culturale è fondamentale: informa non solo l’aspetto degli spazi, ma anche come vengono usati, vissuti e valorizzati. In Medio Oriente, c’è una forte enfasi sull’ospitalità, sulla privacy e sulla stratificazione tra sfera pubblica e privata, il che influenza naturalmente la pianificazione spaziale. Le aree majlis, le zone familiari e la circolazione di servizio richiedono spesso un livello di sfumature e gerarchie diverso dai modelli occidentali. Allo stesso tempo, la regione è incredibilmente diversificata e influenzata a livello internazionale, il che crea un dialogo unico tra tradizione e vita contemporanea. Il nostro ruolo è navigare quell’intersezione con sensibilità, rispettando le aspettative culturali e al contempo affinandole attraverso uno sguardo più misurato e senza tempo.
Le scelte materiche, le proporzioni e persino il modo in cui la luce viene filtrata diventano parte di questa conversazione. Invece di applicare un’estetica predefinita, rispondiamo al contesto, traducendo spunti culturali in spazi che appaiono radicati e al contempo discretamente sofisticati.
Che ruolo gioca la materia nel connettere la sensibilità italiana al contesto di Dubai?
La materia è il ponte tra le culture: porta con sé sia significato che atmosfera. La sensibilità italiana è profondamente radicata nell’artigianalità, nella tattilità e nell’apprezzamento di come i materiali invecchiano e sviluppano carattere nel tempo. A Dubai, dove la luce è intensa e l’ambiente più estremo, i materiali assumono un ruolo aggiuntivo: devono rispondere al clima pur trasmettendo raffinatezza. Approcciamo la materialità come un dialogo. Pietre naturali, legni e resine sono selezionati non solo per la loro bellezza intrinseca, ma per come interagiscono con la luce, la temperatura e l’uso quotidiano in questo contesto. Le finiture sono spesso più controllate, a volte più chiare o più texturizzate, per ammorbidire la luminosità e creare un senso di calma. In definitiva, non si tratta di importare una palette italiana, ma di tradurne i principi – precisione, onestà e artigianalità – in materiali che risultino appropriati al luogo. Se fatto bene, il risultato è una silenziosa continuità tra culture, espressa attraverso superfici che sono sia tattili che senza tempo.

Villa Romboli, Marina di Pisa, Italy
In che modo lavorare a Dubai ha modificato o messo alla prova il vostro processo creativo?
Lavorare a Dubai ha affinato la nostra consapevolezza del contesto, sia ambientale che culturale, e ci ha spinto a essere più ponderati in ogni decisione progettuale. Il ritmo della città, la diversità dei clienti e la scala a cui spesso operano i progetti richiedono un alto livello di adattabilità, senza compromettere la chiarezza della visione. Ci ha anche sfidato ad articolare e difendere un approccio più misurato in un panorama che spesso può favorire l’immediatezza e l’impatto visivo. Questa tensione è stata produttiva: ha affinato il nostro processo, rendendolo più rigoroso e intenzionale. Ogni elemento deve giustificare la sua presenza, non solo esteticamente ma in termini di funzione e durata. Allo stesso tempo, Dubai offre una libertà creativa unica. La sua apertura a nuove idee e il suo carattere internazionale creano opportunità per sperimentare, mescolare influenze e far evolvere continuamente il nostro linguaggio. In questo senso, è sia una sfida che un catalizzatore, che in definitiva rafforza la profondità e la precisione del nostro lavoro.
Guardando al futuro, come vedete evolvere Delfina Design e cosa pensate che Dubai stia insegnando all’industria del design globale in questo momento?
Vediamo Delfina Design evolvere con intenzione, più che in termini di dimensioni. Rimanere uno studio boutique è una scelta consapevole: ci permette di seguire da vicino ogni progetto, di preservare un alto livello di autorialità e di continuare a perfezionare un linguaggio radicato nella chiarezza, nell’eleganza e nell’artigianalità. In futuro, siamo interessati ad approfondire il nostro coinvolgimento oltre gli interni, impegnandoci in modo più olistico con l’architettura e la narrazione spaziale più ampia, mantenendo lo stesso approccio disciplinato. Quanto a Dubai, è un affascinante laboratorio per l’industria del design globale. Dimostra quanto rapidamente idee, culture e influenze possano convergere, spesso sfidando le tempistiche e le gerarchie tradizionali del design. Allo stesso tempo, evidenzia i rischi della velocità e dell’eccesso e, così facendo, sta stimolando un dibattito crescente su longevità, autenticità e misura. In questo senso, Dubai non è solo un luogo di produzione, ma anche di riflessione. Sta insegnando al settore che ambizione e raffinatezza non devono essere opposti e che, anche nei contesti più dinamici, c’è un valore crescente nel design ponderato e duraturo.






