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anna-casotti 25/04/2026

Echi dorati

L'immagine della Golden Age newyorkese ritrova la sua magnificenza nel Waldorf Astoria New York, una riscrittura architettonica del tempo che trasla nel contemporaneo l'immaginario Art Déco che, dal 1931, è narrazione della storia culturale della città

Developer: Dajia Insurance Group
Operator: Hilton
Preservation, restoration, adaptive reuse: Skidmore, Owings & Merrill (SOM)
Original design architect: Schultze and Weaver
Hotel Interiors: Pierre-Yves Rochon Inc.
Residential interiors: Jean-Louis Deniot
Residential art curator: Simon de Pury

L’iconico e leggendario Waldorf Astoria ha riaperto le sue porte, tra geometrie in marmo e sequenze monumentali degli interni, che tornano al loro antico splendore grazie a un’operazione di restauro guidata da Skidmore, Owings & Merrill (SOM), dall’interior di Pierre-Yves Rochon e dal design delle residenze progettate da Jean-Louis Deniot

Nell’idea di preservarne la sua storia, lo studio newyorkese SOM ha unito i concetti di conservazione, restauro e riuso adattivo dopo approfondite ricerche d’archivio e una stretta collaborazione con la Landmarks Preservation Commission, preservando l’integrità del progetto originale del 1931 e preparando l’edificio per il futuro. 

L’interior design dell’hotel, affidato alla sapiente matita di Pierre-Yves Rochon, ha dato vita a una sequenza spaziale in cui ingressi raccolti e intimi si combinano a volumi ampi e luminosi. In un raro dialogo tra minuziosa conservazione e metamorfosi, gli spazi ritrovano la loro imponenza e identità: forte di una tradizione che comprende alcuni dei momenti più memorabili del mondo – dai primi Tony Awards alle prime edizioni del Met Gala fino alla cerimonia di introduzione nella Rock and Roll Hall of Fame – l’iconica Grand Ballroom, il Silver Corridor, l’Astor Salon e le sale Basildon e Jade sono state riportate alla loro grandeur.

Teatro di incontri e di racconti, amato ritrovo dei newyorker, la Peacock Alley – cuore pulsante dell’hotel – riscopre la sua bellezza con il restauro dell’iconico Waldorf Astoria Clock e il pianoforte di Cole Porter, mentre le destination gourmand Lex Yard e Yoshoku trasformano la cucina in un’estensione sensoriale dello spazio. “The Greatest of Them All” – come Conrad Hilton descrisse lo storico edificio – torna alla magnificenza degli anni Trenta grazie al minuzioso lavoro di artisti e maestri artigiani, ridefinendo ancora una volta il punto di riferimento globale per l’ospitalità di lusso. «Il Waldorf Astoria New York è a molti livelli l’hotel più importante del mondo. È il primo vero hotel di lusso e il luogo in cui il concetto stesso di servizio di lusso è stato perfezionato. Non rappresenta solo una parte fondamentale della storia di Hilton, ma anche della storia moderna», ha affermato Chris Nassetta, presidente e CEO di Hilton.

E a suggellare la luxury experience della nuova era del Waldorf Astoria, la scelta di portare il numero delle stanze da 1400 a 375 stanze e 372 residenze che, con una superficie intorno ai 53 mq, sono tra le più ampie di Manhattan. Pensate da PYR come autentiche “dimore” residenziali, le linee morbide degli arredi su misura, le palette neutre e le zone separate per vivere, lavorare e dormire, restituiscono una dimensione di lusso discreto, mentre i bagni, dalle dimensioni generose, sono concepiti come mini-spa in cui ritrovare il proprio benessere.

E in uno squisito equilibrio tra rigore e leggerezza, la recente apertura della più imponente Guerlain Wellness Spa è destinata a diventare l’indirizzo più esclusivo per la remise en forme. Situate sopra l’hotel, le Waldorf Astoria Residences appaiono, invece, come una “città nella città”, scandite dall’interior design di Jean-Louis Deniot che ha modellato paesaggi domestici eleganti e sobri.

L’accesso esclusivo a 4.600 mq di servizi privati e la possibilità di arredi curati da B&B Italia ne ridefiniscono così l’art de vivre contemporanea, mantenendo intatto quel legame imprescindibile con la memoria storica di un’autentica leggenda tornata sulla scena di New York, nel segno del sublime.

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