
Dal suo esordio a New York nel 2007, per mano di Barry Friedman e Marc Benda, Friedman Benda si è rapidamente affermata come una forza trainante nel panorama del design contemporaneo. La sua missione fondamentale, quella di creare un dialogo tra design, artigianato e arte, ha ridefinito in modo significativo il mercato del design da collezione. Riconosciuta per aver promosso sia maestri affermati sia talenti emergenti a livello globale, la galleria ha svolto un ruolo strumentale nell’alimentare il dibattito critico e nell’ampliare la percezione del design come forma d’arte. La sua influenza si costruisce attraverso un programma di mostre dalla forte impronta curatoriale, pubblicazioni di approfondimento e piattaforme di dialogo come la serie “Design Dialogues”, che dà voce ai protagonisti del pensiero contemporaneo. Questo impegno costante nel superare i confini creativi e nell’offrire una prospettiva sulla traiettoria storica del design ha consolidato la posizione della galleria tra i collezionisti internazionali.

Animali Domestici Chair (dettaglio), design Andrea Branzi – Photo © Timothy Doyon, courtesy of Friedman Benda and Andrea Branzi

Animali Domestici Chair, design Andrea Branzi – Photo © Timothy Doyon, courtesy of Friedman Benda and Andrea Branzi
Questa dedizione alla presentazione di opere influenti è testimoniata dal ricco programma espositivo della galleria. A New York, ad esempio, è attualmente in corso la personale di Ferréol Babin, “In a Landscape”, mentre a breve inaugurerà “Symbio”, atteso ritorno di Joris Laarman. Un impegno che trova continuità anche in Italia con l’attesissima mostra di Andrea Branzi, allestita alla Triennale di Milano fino al 4 ottobre, evento che sottolinea ulteriormente il ruolo della galleria nel celebrare le figure più impattanti del design contemporaneo. Proprio la mostra milanese dedicata ad Andrea Branzi ci ha offerto l’occasione per un dialogo con Jennifer Olshin, partner della galleria. Un incontro per ripercorrere insieme a lei le tappe fondamentali e le traiettorie future di Friedman Benda, esplorando dall’interno la visione che ne ha guidato l’ascesa nel panorama del design globale.

Erme 1, design Andrea Branzi

Erme 2, design Andrea Branzi
La galleria è stata fondata nel 2007 con l’obiettivo di colmare il divario tra design, artigianato, arte e architettura. Può dirci come si è evoluta questa visione iniziale, nata dalla collaborazione tra Marc Benda e Barry Friedman, portando la galleria a svolgere un ruolo così centrale nel definire il mercato del design da collezione?
La nostra visione si è decisamente evoluta. Abbiamo inaugurato con Ettore Sottsass, una figura monumentale la cui visione del mondo così ampia ha impresso alla galleria un’etica di grande apertura. Il suo lavoro rimane per noi un punto di partenza, anche a quasi 20 anni di distanza. Questa ispirazione ci permette di spaziare ampiamente, dalle sue ceramiche degli anni ’50 alle poltrone scultoree contemporanee di Raphael Navot. Sono centrali anche le relazioni a lungo termine che instauriamo con gli studi. Con Nendo abbiamo esplorato i concetti di ripetizione e iterazione, mentre con designer come Andrea Branzi e Joris Laarman abbiamo seguito la loro evoluzione attraverso diversi cicli di lavoro. Per esempio, abbiamo presentato la serie ‘Bone’ di Laarman prima ai musei e solo in seguito al pubblico. La sua prossima mostra approfondirà le sue narrazioni fondanti, incentrate su tecnologia e natura, temi che lo legano anche a Branzi. Nel tempo abbiamo aggiunto nuove generazioni, dalle eredità di maestri come Sottsass e Wendell Castle ai talenti emergenti. Questo mix crea un’affascinante rete di ispirazione. I designer affermati rimangono rilevanti abbracciando nuove idee, come si è visto nell’ultima mostra di Branzi, che è apparsa incredibilmente fresca, dimostrando un istinto creativo costante e quasi giovanile.

Ply Loop Bookcase (Standing), design Joris Laarman
Da dove nasce il forte legame della galleria con il design e i designer italiani? È nato dai primi viaggi in Italia, o come sono state costruite queste connessioni, in particolare da New York?
Pur avendo uno sguardo globale, il design italiano è innegabilmente un punto di riferimento per la sua notevole longevità. Molti giganti del settore sono italiani e sono stati una fonte di grande ispirazione. Sottsass, ad esempio, era un pensatore globale il cui lavoro era profondamente interessato ad altre culture, pur avendo una chiara matrice italiana. L’Italia, inoltre, rigenera continuamente nuovi talenti, come i Formafantasma. In Italia, designer e architetti hanno essenzialmente creato la disciplina stessa. Questo ecosistema profondamente radicato – che comprende scuole, ricerca e pubblicazioni – tratta il design con una profonda serietà. La sinergia tra menti brillanti e produttori, nata in Brianza negli anni ’50 e ’60, continua ancora oggi. C’è anche una mentalità intrinsecamente italiana riguardo alle possibilità del design. Durante la nostra mostra di Nendo, per esempio, il pubblico ha abbracciato con entusiasmo l’idea poetica di sedie che incarnavano lo spirito dei manga. Quel livello di coinvolgimento e apertura mentale è qualcosa di unico ed endemico alla stessa Italia.

Ply Loop Shelf (Wall), design Joris Laarman
Potrebbe descrivere la sua base di collezionisti? Si tratta principalmente di collezionisti privati, o notate anche un coinvolgimento significativo da parte di architetti e interior designer?
La nostra base di collezionisti è un mix di privati e istituzioni, e ognuno gioca un ruolo fondamentale. I collezionisti privati spesso scommettono su di noi, sostenendo lavori sperimentali che richiedono visione. Allo stesso tempo, lavorare con le istituzioni è cruciale per la continuità e per costruire un’eredità culturale. Per esempio, la nostra collaborazione con il Centre Pompidou vede la donazione di quaderni di schizzi e prototipi dei fratelli Campana per preservarne la memoria artistica. In modo simile, sosteniamo da anni l’eredità artistica di Branzi e Sottsass. Negli Stati Uniti, le nostre relazioni con i musei sono molto estese. Il SF MOMA ha recentemente acquisito la Creek Chair 02 di Frida Escobedo, e le ceramiche di Andile Dyalvane sono ora al MET, al Denver Art Museum e al Brooklyn Museum. La collaborazione istituzionale è una priorità perché assicura a un designer un posto nella storia e rende il suo lavoro accessibile alle future generazioni.

Ply Loop chair to be titled, design Joris Laarman
Cosa prevede per il futuro della galleria a breve termine, in termini di progetti e direzione?
Il nostro focus rimane la scoperta di voci nuove o trascurate, guardando oltre i canali tradizionali per trovare fonti inedite. Sebbene ci siano temi comuni nel lavoro dei nostri designer, ogni nuovo capitolo porta con sé una storia diversa. Cerchiamo di rimanere sintonizzati sul panorama attuale e di trovare le voci che lo rappresentano. Il nostro programma imminente riflette questo approccio. Joris Laarman terrà la sua prima grande mostra personale dopo oltre un decennio, il culmine di anni di ricerca. Inoltre, faremo debuttare Ferréol Babin, un designer che abbiamo scoperto su Instagram. In autunno, una nuova mostra di Misha Kahn esplorerà la traduzione concettuale della tecnologia. Stiamo anche pianificando una mostra sul design messicano a Los Angeles, con l’architettura organica di Javier Senosián e il lavoro di Fernando Laposse con materiali esperienziali come le foglie di mais. Infine, al TEFAF di New York, presenteremo pezzi iconici come la sedia Red Blue di Rietveld accanto a nuove opere dell’ambizioso scultore italo-americano Nicole Cherubini.







