veronica 31/03/2026

Le interviste di IFDM: Federico Peri

Federico Peri si muove nel design contemporaneo con un approccio misurato ed equilibrato, tra passato e presente, tra minimalismo e marcata sensorialità. Anche un lampada diventa così uno strumento per raccontare storie e costruire atmosfere

Dopo anni di minimalismo, la decorazione torna come linguaggio progettuale per dare identità agli spazi. Dall’illuminazione ai complementi: sono strumenti che creano una narrazione nell’abitare. Ne parliamo con Federico Peri, interior e product designer che intrepreta ogni creazione con un approccio misurato, essenziale e fortemente autentico. Che si tratti di un oggetto o di un ambiente, Peri pone al centro materiali, texture e superfici, lavorando con attenzione sui dettagli e su piccoli elementi capaci di generare profondità. Anche gli accenti decorativi, in questa visione, non sono mai eccessivi o invasivi, ma si trasformano in presenze discrete: soluzioni silenziose che contribuiscono a definire l’atmosfera dello spazio.

Blend by Baxter, design Federico Peri

Blend by Baxter, design Federico Peri

Negli ultimi anni la decorazione sembra tornare come linguaggio progettuale. L’interior contemporaneo è sempre più orientato alla personalizzazione e alla costruzione di identità?
Sì, secondo me è abbastanza evidente. Lo si vede anche nelle produzioni industriali: molte aziende oggi cercano di offrire più possibilità di personalizzazione, proprio perché c’è un desiderio crescente di costruire spazi meno anonimi e più vicini a chi li vive. Dopo anni in cui il minimalismo è stato spesso interpretato in modo molto neutro, oggi mi sembra che ci sia voglia di più carattere e più identità. La decorazione, in questo senso, torna ad avere un ruolo importante. Non tanto come qualcosa di aggiunto in modo superficiale, ma come uno strumento per dare profondità, atmosfera e riconoscibilità a un ambiente. Più che decorare di più, credo si cerchi di rendere gli spazi più personali e meno standardizzati.

Daen by Gervasoni, design Federico Peri

Daen by Gervasoni, design Federico Peri

Si osserva un crescente interesse per materiali e lavorazioni più ricercate e tattili, spesso legate a tradizioni del passato: è in atto, secondo te, un recupero consapevole di questi saperi?
Oggi c’è sicuramente una forte attenzione verso superfici più tattili, lavorazioni più evidenti, materiali che trasmettono una sensazione di verità e di qualità. In parte può esserci anche una componente legata al trend, ma in molti casi vedo un interesse autentico per il valore delle cose ben fatte. Penso che il tema non sia semplicemente recuperare il passato, ma capire come certi saperi possano continuare a vivere nel presente. Quando questo avviene in modo consapevole, il risultato è molto interessante, perché si evita sia la nostalgia sia una visione troppo fredda del progetto. Oggi forse sentiamo ancora di più il bisogno di materiali che abbiano presenza, spessore e una qualità percepibile anche al tatto, non solo a livello visivo.

Traccia & Alba by NasonMoretti, design Federico Peri

Traccia & Alba by NasonMoretti, design Federico Peri

Come si declinano questi temi nel tuo lavoro?
La storia per me è sempre stata una fonte di ispirazione importante. Mi interessa molto guardare al passato, ma non per citarlo in modo letterale. Piuttosto cerco di assorbirne certe atmosfere, certe proporzioni, certi modi di intendere la materia. L’iper-decorazione non è mai stata davvero nelle mie corde, anche se ci sono colleghi che la interpretano molto bene. Io mi sento più vicino a un linguaggio misurato, dove il segno c’è ma non è mai troppo insistito. Mi interessa un’idea di essenzialità che riguarda sia la forma sia i materiali. Quando introduco una componente decorativa, preferisco farlo in modo più sottile: attraverso una superficie, una finitura, un dettaglio, un equilibrio tra elementi diversi. È un tipo di intensità più silenziosa, ma per me più duratura.

Stone by Baxter, design Federico Peri

Stone by Baxter, design Federico Peri

I tuoi interni, così i prodotti, evitano sempre l’eccesso, pur integrando elementi decorativi. Come costruisci questo equilibrio?
Cerco sempre di partire da una base abbastanza pulita e misurata, sia nelle forme sia nell’impostazione generale del progetto. Poi mi piace lavorare sui dettagli, sugli accostamenti materici, su piccoli elementi che possono dare profondità senza rendere tutto troppo carico. A volte basta davvero poco: una finitura, una cucitura, una variazione di texture, un contrasto calibrato tra materiali. Credo molto in una decorazione che accompagna il progetto invece di dominarlo. Mi piace quando si percepisce, ma senza diventare mai eccessiva o scollegata dal contesto.

Belt by Baxter, design Federico Peri

Belt by Baxter, design Federico Peri

Il tuo lavoro è profondamente legato alla materia: superfici, finiture, texture. Che ruolo ha la percezione tattile rispetto a quella visiva nel progetto?
Per me ha un ruolo molto importante. Mi piacciono i materiali autentici, quelli che hanno una presenza vera e che con il tempo riescono anche a cambiare bene, acquistando carattere. Mi interessa molto il concetto di patina, perché racconta il passare del tempo senza nasconderlo. La percezione tattile, secondo me, completa quella visiva e a volte la rende persino più profonda. Ci sono superfici che si riconoscono subito come vere, non solo per come si sentono al tatto, ma anche per come riflettono la luce, per il modo in cui si rivelano. In altri casi, come nel vetro soffiato, entra in gioco anche una dimensione più decorativa e tridimensionale, che mi interessa molto perché porta con sé una memoria del passato, pur restando dentro un linguaggio contemporaneo.

Dodeca by NasonMoretti, design Federico Peri

Dodeca by NasonMoretti, design Federico Peri

Lume by Purho, design Federico Peri

Lume by Purho, design Federico Peri

Nei tuoi lavori la luce non è mai puramente scenografica, ma contribuisce a costruire l’atmosfera. Come lavori su questo aspetto?
Per me la luce è fondamentale, perché riesce davvero a cambiare il modo in cui percepiamo uno spazio. Mi piace pensarla come qualcosa che deve creare atmosfera, una certa sospensione, quasi una forma di magia, ma sempre con misura. Apprezzo molto la luce calda, in particolare intorno ai 2700 Kelvin, perché la trovo più accogliente e naturale, anche se poi ci sono situazioni che richiedono qualche variazione. Credo che la luce faccia una parte enorme del lavoro in un interno: uno spazio molto bello, se illuminato male, può risultare scomodo o persino freddo; al contrario, un ambiente più semplice può acquisire grande qualità se la luce è pensata bene. Per questo non la considero mai un elemento secondario o solo scenografico, ma una parte vera del progetto.

Modulo by CTO Lighting, design Federico Peri

Modulo by CTO Lighting, design Federico Peri

Oggi la luce è più un elemento architettonico o decorativo? Tende a mimetizzarsi o a dichiararsi?
Può essere entrambe le cose, dipende molto dal contesto. Ci sono luci che preferisco quasi non vedere, e che trovo molto belle proprio perché lavorano in modo indiretto, lasciando emergere soprattutto l’effetto che producono nello spazio. In altri casi, invece, mi piace che la luce si dichiari anche come oggetto, che abbia una sua presenza, una sua identità, anche da spenta. Personalmente trovo interessante un equilibrio tra queste due possibilità. In un interno ci possono essere elementi più discreti e altri più evidenti, e spesso è proprio questo mix a renderlo più ricco. Non credo molto nelle scelte assolute: la luce può mimetizzarsi oppure diventare protagonista, l’importante è che il suo ruolo sia coerente con l’atmosfera e con l’idea generale del progetto.

Tunnel by Baxter, design Federico Peri

Tunnel by Baxter, design Federico Peri

Servomuto Weekend by Baxter, design Federico Peri

Servomuto Weekend by Baxter, design Federico Peri

Lo considero un aspetto molto importante. La luce cambia continuamente durante la giornata e questo incide tantissimo sulla percezione di uno spazio. Per questo, negli interni, credo sia fondamentale pensare a scenari diversi, che accompagnino i vari momenti del vivere quotidiano. La configurazione diurna, per esempio, non può essere uguale a quella serale, sia come intensità sia come qualità della luce. Anche quando progetto una lampada, questo tema è sempre presente: non penso solo all’oggetto in sé, ma anche al tipo di atmosfera che può creare in situazioni diverse. In questo senso la dimmerazione è sicuramente un grande valore, perché permette una maggiore flessibilità e rende la luce molto più sensibile rispetto ai tempi e ai modi dell’abitare.

Fontanella by FontanaArte ©Amir Farzad, design Federico Peri

Fontanella by FontanaArte ©Amir Farzad, design Federico Peri

Nelle tue creazioni si percepisce una forte coerenza. Il processo parte dalla relazione con lo spazio, con la luce o dalla funzionalità dell’oggetto?
Direi che parte sempre da più fattori insieme. Quando c’è un contesto preciso, che sia uno spazio oppure il DNA di un’azienda, per me è fondamentale tenerne conto fino in fondo, perché è da lì che il progetto comincia ad avere senso. La funzionalità è altrettanto importante: penso che emozione e uso debbano restare strettamente legati. Oggi a volte si tende a dare più spazio alla componente emotiva, ma per me un oggetto deve anche funzionare bene e creare una relazione naturale con chi lo utilizza. Anche la luce entra spesso in questo processo, perché modifica il modo in cui una forma viene letta e percepita. La coerenza, se c’è, credo nasca proprio da questo equilibrio tra contesto, funzione e sensibilità.

Charlotte by Nilufar, design Federico Peri - Photo © Daniele Iodice

Charlotte by Nilufar, design Federico Peri – Photo © Daniele Iodice

Button by Baxter, design Federico Peri

Button by Baxter, design Federico Peri

Ci puoi anticipare eventuali novità o progetti che presenterai durante la Milano Design Week?
Quest’anno per me sarà una Design Week leggermente diversa rispetto ad altre edizioni, dove ero più concentrato soprattutto sul lancio di nuovi prodotti. Ci saranno alcuni aggiornamenti, anche con nuove finiture che cambiano in modo importante la percezione degli oggetti, come nel caso di Baxter. Ma una parte significativa del mio lavoro sarà legata soprattutto alla direzione artistica e alla costruzione di esperienze. Per Carpanese Home, per esempio, presenteremo in via Statuto 4 il risultato del lavoro sviluppato nell’ultimo anno insieme a diversi designer invitati a disegnare la nuova collezione. Sarò poi coinvolto anche in un progetto con Radisson Hotels, raccontato attraverso un tour su un tram milanese allestito per l’occasione. Infine ci sarà Desoo (Acronimo di DEsign SOOn), una nuova piattaforma di design per cui abbiamo pensato una serie di photobooth installati in luoghi chiave della settimana.

Le nostre ultime storie

Rooftop con vista
Minutes icon
1 minuto

Rooftop con vista

Il rooftop del Falkensteiner Hotel WaltherPark di Bolzano, con vista sulle Dolomiti, è valorizzato dalla pergola bioclimatica progettata da Ke

Portfolio
L’arte di lavorare
Minutes icon
2 minuti

L’arte di lavorare

A Parigi, Gustave Collection è un’idea nuova di spazi pensati per il lavoro ma con l’appeal di un hotel di lusso

Office & Retail
Le interviste di IFDM: Eugeni Quitllet
Minutes icon
5 minuti

Le interviste di IFDM: Eugeni Quitllet

Eugeni Quitllet racconta la sedia Libre per Pedrali. Un progetto che unisce libertà di movimento, innovazione tecnica e un design emozionale, frutto di una lunga e proficua collaborazione che spinge la materia al limite del possibile

People
A casa di Pina
Minutes icon
2 minuti

A casa di Pina

Dalla memoria familiare di Tommaso Zorzi nasce La Pina1930, una collezione per la tavola che reinterpreta porcellane, tessili e accessori attraverso il linguaggio del design contemporaneo, tra richiami alla Milano del Novecento, fiabe e rituali quotidiani

Design
La Triennale del futuro
Minutes icon
2 minuti

La Triennale del futuro

Con la nomina di Vincenzo Trione alla presidenza si apre una nuova fase per Triennale Milano. Un assetto rinnovato, guidato da Michele De Lucchi come Creative Director e Direttore del Museo del Design Italiano, delinea la strategia dell'istituzione per il quadriennio 2026-2030

Design
Poliform Café, oltre lo showroom
Minutes icon
2 minuti

Poliform Café, oltre lo showroom

Nel cuore di Milano apre il nuovo flagship store Poliform: tre piani dedicati al design residenziale e un nuovo format esperienziale con il Poliform Café. Un progetto che supera il concetto tradizionale di showroom per creare un luogo di incontro tra design, arte e convivialità

Retail