
Superstudio Design si rinnova per questa 26esima edizione con una triplice presenza tra Tortona, Barona e Bovisa, per creare un’esperienza più ampia e allargata alla città. Dal 20 al 26 aprile 2026, le tre location di Superstudio Più, Superstudio Maxi e il nuovo Superstudio Village ospiteranno un progetto articolato in tre percorsi tematici – rispettivamente SuperNova, SuperCity e SuperPlayground – che escono dall’idea del district tradizionale per dar forma a una visione multipla ma complementare del design. La rassegna di Superstudio Design coinvolgerà infatti nella sua totalità 30mila mq, 70 progetti, 91 brand partecipanti, 88 designer con presenze da 19 nazioni.

PeaksSofa by MOOOI, design Yves Behar
Le location di Superstudio Più e Tortona, ospiteranno SuperNova, la casa delle grandi firme internazionali. Centrale sarà la presenza di Moooi che alla Milano Design Week celebrerà i suoi 25 anni, dopo il debutto avvenuto proprio a Superstudio, con una grande esposizione museale firmata da Marcel Wanders su quasi mille mq. Accanto, marchi come Lexus, Samsung Electronics, Schüller Möbelwerk. Ma anche associazioni come il Department of International Trade Promotion, Thailand che crea un focus sull’artigianato thailandese, e la Design Association che presenta la Toyo Ito Children’s International Architecture Workshop Exhibition, un progetto educativo sul significato contemporaneo dell’abitare da cui prende vita un dialogo intergenerazionale tra i modelli della “Casa del cuore” di cento bambini provenienti dal Giappone e modelli progettati da architetti di fama internazionale. E persino l’Istituto Marangoni Milano Design è qui protagonista con Domestic Oracles, progetto sviluppato in collaborazione con Alessi che porta in mostra una selezione di oggetti domestici progettati dagli studenti dei Master in Product & Furniture Design.

Polypiù Cathedral by Marco Piva
Barona, in via Moncucco 35, accoglie SuperCity, installazione firmata Giulio Cappellini che ricrea una città ideale e multiculturale, senza barriere fisiche o pareti divisorie, ma la separazione è solo suggerita tramite segni grafici e visivi che mantengono comunque la continuità spaziale. Cuore di SuperCity, che riunisce 15 progetti articolati tra collettive e presenze singole, è la mostra TheCity: case virtuali danno forma a un paesaggio urbano plasmato sui valori di calma e serenità. A dagli forma, il design di Artelinea, Boffi|DePadova, Cassina, Flaminia, Foppapedretti, Gebrüder Thonet Vienna, Icone Luce, Jaipur Rugs, Living Divani, Magis, Mario Luca Giusti, Moroso, TechnoGym e Zanotta, all’interno di un teatro espositivo realizzato da Abet Laminati.

Keep your Bubble by Lousy Auber

Bubble Rock by Living Divani, design Piero Lissoni
SuperCity ospita anche il percorso When Design Becomes Art che indaga il confine tra oggetto funzionale e opera artistica: oggetti e materiali di uso quotidiano diventano vere e proprie installazioni. Gli sgabelli di Alessandro Mendini per Flaminia si trasformano in una torre multicolore, gli specchi di Artelinea evocano un lago ghiacciato, i cubi di Abet Laminati costruiscono una parete di chiaro scuri, mentre le 4 Lame nere di Icone Luce sono accostate ai tavoli Fronzoni di Cappellini; Alexandre Fontani, con un tavolo da collezione, e l’installazione di Hsiang Han Hsu completano un racconto dove materia, luce e forma superano la dimensione puramente funzionale. Ad arricchire la venue, l’“Art Boulevard” by Living Divani, una passeggiata per flaneur urbani, che unisce le varie zone della venue con una sequenza di sculture monumentali firmate da Maria Cristina Carlini.

Infine, il nuovo Superstudio Village nasce nel quartiere Bovisa, in via Negrotto 59, all’interno di spazio rigenerato da una fabbrica dismessa. La cornice ideale dunque per SuperPlayground, il progetto dedicato alla creatività emergente alla sperimentazione e al social design – con 33 progetti di designer selezionati da oltre 30 nazioni tramite open call. Protagonista è l’installazione immersiva “Keep Your Bubble” dell’artista visivo slovacco Lousy Auber, un’architettura morbida realizzata con tessuti di mongolfiere dismesse che invita il pubblico a entrare fisicamente nello spazio e riflettere sul tema della trasformazione e del riuso, oltre al rapporto tra dimensione personale e collettiva.








