
Ci sono città in cui l’architettura contemporanea è un’eccezione: una serie di oggetti fuori scala che si fanno notare proprio perché contrastano con tutto il resto. Madrid è il contrario. Qui il progetto è ovunque e si è talmente integrato nella quotidianità che i madrileni non ci fanno nemmeno caso. E questa è forse la cosa più bella. Edifici radicali convivono con il tessuto storico senza che nessuno si scandalizzi, lo spazio pubblico ha una qualità diffusa che non ha equivalenti in molte capitali europee, e l’innovazione non ha bisogno di essere spettacolare per essere compresa. A Madrid ci si abitua alla contemporaneità.

Il Terminal 4 dell’aeroporto Madrid-Barajas, progettato da Estudio Lamela & Rogers Stirk Harbour + Partners nel 2005 – Photo © Courtesy Estudio Lamela & Rogers Stirk Harbour + Partners
Un aeroporto come soglia
L’esperienza madrilena inizia prima ancora di uscire dall’aeroporto. Il Terminal 4 di Barajas, progettato da Richard Rogers e Estudio Lamela, è uno degli edifici aeroportuali più riusciti al mondo: il soffitto ondulato in bambù, la foresta di colonne arcobaleno, i grandi vuoti circolari che portano luce naturale ai livelli inferiori… Niente luci fluorescenti, niente ansia. The Guardian lo ha incluso tra i 25 edifici più importanti del XXI secolo, scrivendo che è un raro aeroporto che non fa venire voglia di scappare.

Vista dell’interno della Biblioteca e Centro di Documentazione, Museo Reina Sofía – Photo © courtesy Museo Reina Sofía
Guernica e il peso dello sguardo
Il Museo Reina Sofía è quello che ospita il celeberrimo Guernica di Picasso, che dal vivo colpisce con una forza che nessuna riproduzione riesce a restituire (altro che Gioconda). Ma vale la pena soffermarsi anche sull’ampliamento firmato da Jean Nouvel: nonostante la grande scala, l’intervento è sorprendentemente sensibile e preciso nel dialogo con l’edificio storico. La biblioteca, in particolare, è forse la parte più riuscita del progetto: un luogo raccolto e luminoso, perfetto per rallentare il ritmo.

La facciata del CaixaForum, progettato da Herzog & de Meuron – Photo © Simon Garcia – Arqfoto
Un edificio che si solleva da terra
A due passi dal Reina Sofía, il CaixaForum di Herzog & de Meuron: una vecchia centrale elettrica trasformata in istituzione culturale, letteralmente sospesa. La radicalità del gesto si integra nel tessuto urbano con una naturalezza che altrove sarebbe impensabile.

La chiesa brutalista Nuestra Señora del Rosario de Filipinas, datata 1970 – Photo © Jose M. Bustos
Cemento armato e luce sacra
Un salto in chiesa, non necessariamente per pregare: Nuestra Señora del Rosario de Filipinas, in calle Conde de Peñalver, è una delle chiese brutaliste più interessanti d’Europa. Progettata da Cecilio Sánchez-Robles Tarín tra il 1967 e il 1970, chiaramente influenzata da Le Corbusier, è un complesso in cemento a vista nel cuore del barrio de Salamanca. Per decenni guardata con sospetto, oggi è riconosciuta come un tesoro. All’interno lo spazio è sobrio e delicato, con un uso della luce che ha poco da invidiare alle architetture sacre più celebri.

Il ristorante Mo de Movimiento, progettato dal designer Lucas Muñoz Muñoz – Photo © Sergio Albert:Gonzalo Machado
Materia e cucina
A pranzo, Mo de Movimiento: un ristorante con un interior design sperimentale firmato da Lucas Muñoz Muñoz. Un impianto di climatizzazione scultoreo, materiali grezzi utilizzati per dar forma ad arredi raffinati, un ambiente capace di rappresentare una filosofia alimentare.

Lo spettacolare Ponte Arganzuela progettato da Dominique Perrault, lungo il parco Madrid Rio – Photo © Georges Fessy
Restituire il fiume alla città
Nel pomeriggio, una passeggiata lungo Madrid Río può risultare più interessante del più centrale Retiro. Non è solo un parco: è un’infrastruttura urbana progettata dallo studio di urbanistica West 8 che ha restituito ai madrileni il rapporto con il Manzanares, per decenni separato dalla città da un’autostrada. Colpisce in particolare il ponte Arganzuela di Dominique Perrault: una passerella pedonale avvolta in una spirale di acciaio, infrastruttura e scultura insieme. Qui si capisce meglio che altrove come Madrid concepisca lo spazio pubblico: con una qualità diffusa e costante, mai episodica.

La vista dal mirador del Palacio de Cibeles – Photo © courtesy CentroCentro
La monumentalità di un ufficio postale
Per l’aperitivo al tramonto, il Palacio de Cibeles. Un tempo sede delle Poste (una monumentalità quasi surreale per una funzione così ordinaria) oggi ospita CentroCentro, centro d’arte e spazio culturale pubblico. La riconversione è emblematica dell’approccio madrileno: non demolire, non musealizzare, ma trasformare dando nuova vita. Anche se le mostre meritano attenzione, è il mirador sulla terrazza panoramica a essere la vera attrazione, con una vista che abbraccia tutta Madrid, dalla Gran Vía alla Sierra de Guadarrama.

Da cinema a luci rosse a spazio multifunzionale: la Sala Equis – Photo © Alicia Macías

La facciata in legno di Infinito Delicias, nuovo centro culturale e gastronomico della città – Photo © courtesy Infinito Delicias
Architettura sostenibile come pratica collettiva
Per cena, Infinito Delicias: uno degli spazi più interessanti aperti di recente a Madrid. Nato dalla riconversione di antiche navi industriali nel barrio de Delicias, co-progettato dagli studi Husos Arquitecturas, Elii e Ultrazul, ha vinto il Gold Prize Europe degli Holcim Awards 2023 come edificio più sostenibile d’Europa. Non è un ristorante in un bell’edificio intorno: è un progetto culturale che intreccia architettura sostenibile, gastronomia, cultura e socialità.
Secondo atto di un cinema a luci rosse
Per chiudere la serata con un cocktail, Sala Equis. Era l’ultimo cinema a luci rosse di Madrid, nel cuore del Rastro. Plantea Estudio lo ha trasformato in un cine-bar multifunzionale premiato con il COAM 2018: la vecchia platea è oggi una piazzetta interna con altalene e un grande lucernario; il cocktail bar è avvolto in velluto scuro e luci rosse che alludono al passato del locale. Un altro esempio perfetto di ciò che Madrid sa fare: prendere un pezzo di storia, anche scomoda, e restituirlo alla vita.

Uno degli scenografici bagni – parte integrante delle camere d’albergo – progettati da Ron Arad per Hotel Puerta América – Photo © courtesy Hotel Puerta América
Un piano per ogni architetto
Per chiudere le 24 ore, Hotel Puerta América: ogni piano è progettato da un architetto diverso: da Zaha Hadid a Jean Nouvel, da Norman Foster a David Chipperfield. Da segnalare il settimo piano firmato da Ron Arad: forme organiche, superfici continue, e un bagno scultoreo che trasforma un rituale quotidiano in esperienza spaziale.







