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francesca-oddo 12/02/2026

Spazi fluidi per governare

Linguaggi contemporanei, sensibilità per la memoria locale e inclinazione alla lettura del paesaggio naturale danno forma alla nuova Corte del Sovrano di Ajman, concepita da Roar insieme a un gruppo di artisti locali

Interior Design: Roar
Furniture: Sancal, Sedus, Hill Cross, Nova, Minotti
Lighting: Huda Lighting
Photos: Yasser Ibrahim

Natura, arte e design sono parole strategiche per la lettura di questo edificio negli Emirati Arabi Uniti. Attraverso un approccio progettuale dalle linee contemporanee, dai tratti garbati e allo stesso tempo incisivi, gli ambienti condensano l’anima del territorio alternando soluzioni capaci di richiamare il paesaggio a espressioni della cultura artistica locale. 

Mantenendo una narrazione omogenea e coerente, la nuova Corte del Sovrano di Ajman porta nel suo cuore il paesaggio delle dune dorate che si susseguono lungo le spiagge, così come le loro avvolgenti e calde cromie. È evidente già dalla scala principale, monumentale e allo stesso tempo capace di esprimere leggerezza: nelle cromie e nel profilo trae spunto dalle dune di sabbia del deserto in continuo movimento. 

«La scala rappresenta la fluidità e la resilienza dei paesaggi naturali della nostra regione e rispecchia l’adattabilità richiesta alla leadership e alla governance», racconta Pallavi Dean, fondatrice e direttrice creativa di Roar. Il soffitto lungo le scale, scenografico e iconico, fa loro eco alludendo alle increspature create dal vento sulla sabbia del deserto. A suggellare il riferimento al territorio interviene l’installazione di Khalid Shafar: una teoria di gruppi di palme stilizzate, alte fino a quattro metri e realizzate con materiali locali, entra in relazione con il movimento ascensionale delle scale, richiamando ancora una volta il paesaggio. 

L’edificio diventa in questo modo eco delle molteplici espressioni dell’ambiente che lo circonda, stabilendo le premesse per un felice dialogo fra architettura e natura. Le linee fluide del bancone della reception si accostano poi all’opera d’arte di Akil, che fonde la calligrafia araba su un supporto di metallo increspato, mentre la sala riunioni, arredata con una serie di divani lunghi e bassi in tonalità neutre, ospita un’installazione in acciaio ispirata alle antiche lettere Al Barwa che rende omaggio alla corrispondenza storica scambiata tra governanti e dignitari negli Emirati Arabi Uniti.

L’articolazione dello spazio è dinamica, con un ampio ventaglio di ambienti fluidi che si alterna ad alcune sale più riservate, destinate a incontri istituzionali. I materiali scelti per il progetto – in particolare legno, marmo, pietra, ottone – e le tonalità selezionate per gli interni – dal bianco al beige fino al ruggine e al marrone – costituiscono il filo conduttore degli spazi, eterogenei per funzioni, omogenei per estetica e pensiero progettuale.

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