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elena-franzoia 7/02/2026

Un museo-macchina per la Fondation Cartier

Con la radicale trasformazione di un edificio haussmanniano, Jean Nouvel crea a Parigi la nuova sede dell’illustre fondazione, che all’insegna di internazionalità e trasversalità celebra il proprio quarantennale impegno per l’arte contemporanea

Client: Fondation Cartier pour l’art contemporain, Cartier SA / Richemont
Delegated Project Ownership: VINCI Immobilier
General Contractor and Group Members: PETIT, branch of VINCI Construction Group Representative
Architecture: Ateliers Jean Nouvel
Furnishings and fittings: Jean Nouvel Design
Structural and fluid engineering: SETEC Bâtiment
Scenic engineering: Ducks Scéno
Lighting engineering: L’Observatoire International
Acoustic engineering: AVEL Acoustique
Graphic design and signage: deValence
Environmental consultants: Le Sommer Environnement
Historical Consultant: Grahal (Groupe de recherche Art Histoire Architecture Littérature)
Photos: La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2 place du Palais-Royal, Paris.
© Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025. Photo © Martin Argyroglo; Vue d’exposition, Marc Dommage

C’è tutta l’orgogliosa rivendicazione di una storia culturale lunga ormai 40 anni nel grande progetto della nuova sede della Fondazione Cartier per l’Arte Contemporanea, aperta a Parigi a ottobre 2025 con la firma di uno dei più influenti e autorevoli architetti francesi: Jean Nouvel. Dedicata alle mostre temporanee, la fondazione trova spazio al numero 2 di Place du Palais-Royal, in un grande palazzo porticato in pietra posizionato di fronte al Louvre risalente alla creazione dell’attuale rue de Rivoli, nella fase iniziale delle radicali trasformazioni urbane apportate alla capitale francese dal barone Haussmann.

Il monumentale edificio di 5 piani fu infatti costruito tra 1854 e 1855 dagli architetti Charles Percier e Pierre Fontaine allo scopo di ospitare il Grand Hôtel du Louvre e i Grands Magasins du Louvre, che vi rimasero per quasi un secolo ritagliandosi un ruolo fondamentale nella vita culturale e sociale del centro città. Pur mantenendo intatte facciate e volumetrie, Nouvel ha trasformato radicalmente gli interni. 

«Dobbiamo catturare il senso dello spazio dall’alto, dal basso e attraverso la ventilazione trasversale: in breve, dobbiamo espanderlo» aveva dichiarato l’architetto nel 2013, ricevendo l’incarico. Nacquero così l’idea progettuale e la sfida realizzativa di una grande “macchina” interna, costituita da ampie piattaforme in grado di salire e scendere sotto le vetrate del mezzanino al servizio di una fruizione museale innovativa, moderna e flessibile. 

Cuore del museo sono infatti cinque piattaforme modulari, che possono raggiungere gli 11 metri di altezza e sono caratterizzate da una superficie compresa tra i 200 e i 340 metri quadrati. L’edificio si configura così come complesso sistema scenografico, che grazie alla combinazione dei volumi e alle variazioni della luce riesce nei suoi 6500 metri quadrati di superficie espositiva ad assolvere alle molteplici esigenze espositive dei linguaggi artistici attuali. 

Edificio-simbolo, la nuova sede esplicita anche gli obiettivi e le volontà di Alain Dominique Perrin, allora presidente di Cartier che nel 1984 creò la fondazione imperniandola intorno a criteri di internazionalità e multidisciplinarità, imprescindibili per la comprensione di una realtà sempre più ramificata e complessa in cui trovano spazio arti visive, fotografia, cinema, artigianato, performance, spettacoli dal vivo e perfino la scienza. 

Sotto il profilo dei materiali, la scabra monumentalità del cemento armato faccia a vista si accosta a un largo uso del metallo, definendo un paesaggio architettonico reso cangiante dalle infinite possibilità distributive. «La Fondation Cartier sarà probabilmente l’istituzione che offrirà la maggiore diversità di spazi, il maggior numero di modalità espositive e il maggior numero di prospettive» afferma Nouvel, autore anche della precedente sede della fondazione. «A seconda della configurazione scelta, questi spazi dalle geometrie variabili saranno inventati e scoperti man mano che i progetti si sviluppano».

Accessibile da tutti e quattro gli angoli, la nuova fondazione offre al pubblico 8.500 metri quadrati distribuiti tra seminterrato, piano terra e primo piano, aprendosi generosamente alla città attraverso ampie vetrate. Oltre alle aree espositive, le dotazioni per il pubblico comprendono la Manifattura, uno spazio didattico di 300 m² dedicato alla mediazione culturale, alle pratiche artistiche e alla promozione dei saperi artigianali, lo Studio Marie-Claude Beaud, dedicato alle arti performative, una biblioteca, un ristorante e un “bar creativo”. La mostra di apertura, allestita dai milanesi Formafantasma e aperta fino ad agosto 2026, si intitola Esposizione Generale e racconta i 40 anni di arte contemporanea promossi dall’influente fondazione. Strizzando l’occhio, nel titolo, a quella prima Esposizione Universale che nel 1855 motivò la riqualificazione di rue de Rivoli e la nascita dell’edificio.

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