
Client: Automatic Mills Foundation
Architecture and interiors: Prokš Přikryl architekti
Main contractor: STAKO Hradec Králové
Civil engineer: Jan Kolář
Concrete structures: MDS Projekt
Steel structures: STA-CON
Acoustics, A/V media: SONING
Lighting: Ladislav Tikovský
Lift: TRAMONTÁŽ
Graphical system: Richard Wilde/publikum.design
Bricks: Cihelna Kadaň
Windows: Jansen, Reynaers
Steel doors: Montkov, HSE
Glass concrete panels: Sklobeton
Curtain walling: Gerriets Lift: Tramontáž
Furnishings: AZP, Sanela, Jika, Brunner, Fermob (outdoor)
Lights: Vyrtych
Tiles: Rako
Acoustic panels: Knauf
Galvanized steel grates: Perfolinea
Photos: Petr Polák
Quando i luoghi abbandonati tornano a nuova vita è una vittoria. Per la città e la sua comunità, per il rapporto fra memoria e prospettive future, per la possibilità di creare nuovi scenari di utilizzo senza consumare ulteriore suolo. È accaduto a Pardubice, dove l’ex edificio per la molitura del grano accoglie oggi eventi culturali e sociali.



Situato lungo il fiume Chrudimka, che alimentava il primo mulino ad acqua, la struttura fa parte di un più ampio sito industriale, popolato da edifici che adesso ospitano istituzioni culturali, gallerie, musei, laboratori per le scuole. Il sito è stato acquistato da Lukáš Smetana e Mariana Smetanová, una coppia di architetti che, con visione corale e vocazione all’interazione, ha coinvolto altri colleghi nella riconversione e nella restituzione dell’intera area alla città. L’approccio che ha guidato i progettisti del mulino automatico, realizzato da Josef Gočár, figura di spicco dell’architettura ceca del Novecento, definisce un intervento consapevole della memoria storica dell’edificio e al tempo stesso delle sue potenzialità. Lo dimostra, per esempio, la possibilità di visitare l’ex edificio industriale fino al suo cuore, costituito dai silos e dalle zone di molitura del grano.

Il percorso diventa quindi una lettura dello spazio con duplice finalità: osservare il sorprendente lavoro degli architetti e scoprire i luoghi di produzione e di lavoro di un tempo. E così, quello che agli inizi del secolo scorso era stato concepito come “the mystery of a machine hidden in a fortress”, secondo le parole dei progettisti, oggi si svela agli occhi del pubblico rivelando scenari inattesi.
Le altre aree rese disponibili sono in particolare il piano terra, il quinto piano e la copertura. Il primo, aperto su entrambi i lati lunghi, permette di vedere le parti terminali dei silos e collega lo spazio pubblico all’aperto, caratterizzato da un tappeto rosso di mattoni sul quale insistono tutti gli edifici del complesso. Salendo, superata la nuova promenade attraverso i luoghi di produzione, si giunge al quinto piano, in origine adibito a sala macchine e oggi destinato a sala per conferenze, concerti e rappresentazioni teatrali.



Sulla copertura si apre il bar: una nuova piazza sopraelevata dalla quale godere della vista sulla città da una diversa prospettiva, visiva e culturale. Anche il fiume torna ad avere un ruolo: quello di unirsi alla vivacità e al fermento di questa nuova tessera del mosaico urbano con il suono delle proprie acque.







