
«Ho sempre avuto una attrazione smodata per gli oggetti, la meccanica, l’auto, la barca, fin da piccolo disegnavo barche e auto dappertutto». Per Christian Grande la precoce passione innata è diventata in tempi brevissimi talento e impegno professionale nel settore del design per la nautica, dove ha costruito negli anni un profilo di grande credibilità e visione creativa consolidando strette collaborazioni con marchi quali Cranchi, Invictus, Sacs. Ma negli stessi anni è anche andato oltre lo yacht design, affiancando la realizzazione di progetti per residenze private e per l’ospitalità, come il Grand Hotel Castrocaro, il ristorante Via Roma by Cracco, il Lucid Club a Milano, o il complesso Ca Beba attualmente in costruzione a Boavista, Capo Verde. Una capacità progettuale multidisciplinare e trasversale resa possibile dalla continua osmosi fra ambiti e stimoli diversi, «una migrazione di conoscenze estremamente valoriale per noi, ci dà un notevole grado di libertà». E anche dalla irresistibile propensione al disegno e allo schizzo, «una fase di brainstorming con me stesso».

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Come racconterebbe la storia dello studio e qual è il progetto più significativo in questa storia.
Ho sempre avuto una attrazione smodata per gli oggetti, la meccanica, l’auto, la barca,
fin da piccolo, disegnavo barche e auto dappertutto. La mia passione era l’automotive e ho iniziato gli studi di car design a Modena, dove infine mi hanno anche proposto di essere docente. La mia tesi è stata il disegno di una nuova gamma di due piccole barche, una 19 e una 21 piedi, un progetto testato in mare per conto di Sessa Marine. Ho aperto il mio primo studio a Milano, e per 9 anni ho fatto nautica per l’80, 90 per cento e prodotto, perché dopo Sessa Marine si sono aperti altri scenari. Poi rientro a Parma, dove porto il mio studio. È arrivata in seguito l’occasione di fare interni residenziali e oggi progettiamo resort, ville, progetti di ospitalità legati a clienti del mondo nautico e non solo. Ci stiamo concentrando su prodotti funzionali alla barca, ad esempio timoni, bitte, ‘nascosti’ all’interno dei progetti, ma anche su progetti di prodotti life style. Nello studio lavorano 18 persone, oltre ad avere collaborazioni esterne, siamo in crescita con molti progetti in essere.

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Qual è il vostro metodo di progettazione?
A volte la nostra idea di un prodotto viene spontaneamente. Altre volte invece partiamo dalla condivisione della strategia della marca insieme al cliente. Possiamo così contribuire con una visione meno contaminata dando un punto di vista diverso per completare la visione dell’azienda, e a volte scuotere aderenze di pensiero o abitudini. Un confronto favorito dal fatto che svolgiamo molte attività in diversi ambiti, con ragionamenti diversificati siamo in grado di trasferire ad altri ambiti il valore acquisito dall’esperienza, che non ricade solo sul prodotto, sui materiali, sulla visione, sulla lettura dei vari target, ma sulla strategia stessa perché conosciamo il mercato. Una migrazione data dalla multidisciplinarità dello studio, estremamente valoriale per noi, ci dà un notevole grado di libertà, che si conquista con la fiducia da parte del cliente.
E quale il vostro punto di forza?
La differenza di stile per ogni progetto è la nostra caratteristica principale, che viene dall’esperienza nel settore industriale e nel settore nautico. Fondamentale è capire chi è il cliente, cosa vuole esprimere, quanto il progetto sia espressione di se o di una funzione. Alcuni marchi esprimono funzione, altri famiglia, altri ego, sono letture più o meno marcate di significati diversi, occorre capire esattamente il nostro raggio di azione come designer. L’obiettivo è di non spingere troppo il nostro stile ma di declinarlo, come pensiero, non come tratto. Perché il rischio è di stravolgere l’identità di una marca, quando invece serve mettersi al servizio di essa.

Che rapporto ha con la pagina bianca?
Piuttosto il rapporto terribile che ha la pagina bianca con me…perché non rimane mai bianca. Adoro il disegno a mano, se per alcuni è una forma di definizione tecnica, per me è una forma pura di linguaggio. L’ispirazione arriva spesso da lì, ad esempio se devo immaginare una barca è più facile partire da un foglio, anche un tovagliolo di carta sul tavolo, a mente libera senza richiesta specifica, così si sviluppano idee e le trasferisco su qualcosa che sto facendo. Sono appunti che ho in testa e che vengono traslati sul foglio, un tam tam di pensiero che guida il disegno, una fase di brainstorming con me stesso.
E per l’interior design qual è il punto di partenza?
Se devo disegnare l’interno di un edificio, con percezioni così espanse che non si riesce a disegnarle, parto con l’immaginare aree specifiche concentrandomi su degli scorci, per generare le corrette suggestioni; talvolta l’idea può venire dal colore, e se il colore è dominante, il disegno e la forma fanno un passo indietro, perché non possono sovrastare il colore. Ad esempio abbiamo fatto di recente un appartamento a Milano in cui abbiamo giocato con il tutto bianco, volevamo ottenere una sensazione di ‘non’ modernità dove il bianco esprime volutamente un approccio di classicità. Un bianco in cui tutto ciò che è architettura, decorazione, gessi racconta di storia ed eleganza, con l’opera d’arte e lo spazio come protagonisti.

Cà Beba, Boavista, Capo Verde
A proposito di classicità, anche l’uso del marmo sulle barche ne è una reinterpretazione.
Mi piace sperimentare, unire valori come in un laboratorio, che sensazione può dare un prodotto moderno con degli attributi, finiture, materie, del passato? Un materiale ‘eterno’ su una barca veloce dove vorrei privilegiare il valore di atemporalità. Ad esempio, con l’uso del marmo Versilys su un Invictus volevo riflettere sull’odierna percezione di velocità rispetto alla staticità senza tempo del marmo, ritrattarlo in modo artistico, una graffiatura ispirata all’onda veloce che arriva sotto la barca.
Nel progetto residenziale a Boavista l’accostamento invece è fra modernità e contesto naturale.
Esatto, accostare modernità a un paesaggio esotico non è semplice. In un edificio fronte mare contemporaneo, quasi urbano, la responsabilità di generare impatto è alta quindi la scelta è ricaduta sull’utilizzo di materiali naturali per finiture e arredi. Pareti verdi, boiserie con materiali grezzi con l’intento di fondere quanto più possibile l’architettura nel luogo.

Grand Hotel Castrocaro, Castrocaro Terme, Forlì-Cesena
Anche il progetto per il Grand Hotel Castrocaro è una rilettura del passato in chiave moderna
Abbiamo lavorato sul progetto originario in stile Art Decò italiano, dando molta preminenza al colore verde, ispirandoci proprio alle acque termali, di un tono verde intenso, richiamato da quello del parco di palme e ulivi, quello del marmo Verde serpentino, impiegato a spacco sulle pareti, lucido sui portali e opaco a terra, e quello della carta da parati in lino verde. Diversi trattamenti riportano a diverse intensità di colore e di atmosfere.








