
Interpretare il marmo come un’opera d’arte firmata dalla natura. Valorizzarlo nella sua autenticità singolare. Farlo emergere come protagonista di una narrazione e indagarne le possibilità estetiche e formali. Questo è l’approccio di Margraf con la materia prima – originale, innovativo, audace. L’azienda ha deciso di raccontare il marmo – materia antica e preziosa – attraverso una modalità inedita per farlo dialogare con la contemporaneità, e oltrepassare i confini del design per sfiorare un mondo più artistico e contemplativo. È nato così il progetto realizzato a quattro mani con il designer Raffaello Galiotto, iniziato con “Frammenti” e ora proseguito con “Planetario”.

La collezione “Frammenti” ricreava infatti i resti dell’architettura antica classico, ispirandosi ai frammenti architettonici in marmo sparsi e accumulati come rovine archeologiche. Così Margraf ha dato nuova vita alla storia secondo una visione ultra-moderna: sculture monolitiche apparentemente assemblate con parti fratturate ma connesse fra loro tramite inaspettati legami elastici.
All’evento di Marmomacc, Margraf ha presentato invece “Planetario”, un’installazione che ha approfondito ulteriormente e in modo innovativo il legame fra materia, arte e visione. Il designer ha infatti indagato la relazione fra la materia e il cosmo e la percezione dello spazio. Da questa riflessione sono scaturite dodici grandi lastre circolari, allestite a coppie e realizzate ciascuna con pietre differenti – Breccia Bohemien e Taj Mahal, Blue Agate e Travertino Silver, Giallo Siena e Botticino Classico, Polaris Gold e Travertino Pantheon, Notre Dame e Alma, Rosso Cardinale e Bianco Covelano.


All’interno dello spazio, disposte come corpi celesti in rotazione sospesi a filo pavimento, le lastre si trasformano in ruote litiche dal diametro di 2,5 metri: creazioni di ingegneria dall’espressività marcata che catturano lo sguardo e invitano all’osservazione di ogni sfumatura, venatura, imperfezione. L’invito alla contemplazione è esplicito: quarziti, calcari, arenarie, marmi, travertini e onici sono davanti ai nostri occhi restituendoci una bellezza dinamica e costante.
«Da piccino mi perdevo a guardare le pietre a distanza ravvicinata – dichiara il designer che rivela così la prima fonte di ispirazione per questo progetto – e in quel micromondo di avvallamenti, rilievi e distese lisce, mi immergevo in un universo fantastico, uno spazio dilatato quasi infinito che mi godevo tenendolo tutto per me. Provo una sensazione analoga quando guardo le immagini satellitari della nostra terra, che mostrano fiumi, catene montuose, ghiacciai e mari che, senza capirne la scala, ricordano le micro-tessiture della pietra, disorientando lo sguardo e infrangendo il consolidato rapporto tra noi e lo spazio».







