
Gli interni progettati da Laura Gonzalez sono come scenografie viventi: entrandoci ci si sente come su un palcoscenico. Sono spazi estremamente narrativi, quasi come fiabe in 3D. «Credo che i miei clienti apprezzino il modo in cui unisco l’eleganza classica a tocchi inaspettati e giocosi. Spesso cercano spazi che siano allo stesso tempo sofisticati e accoglienti, luoghi che raccontino una storia e abbiano una forte identità. La mia disponibilità a correre rischi con colori, motivi e materiali riscuote successo anche tra coloro che desiderano qualcosa di veramente unico. In definitiva, penso che sia la combinazione di passione, attenzione ai dettagli e capacità di ascoltare i loro desideri che li spinge a scegliere me», spiega l’interior designer parigina che ha lavorato a progetti in tutto il mondo con marchi come Cartier, Pierre Hermé e Louboutin, oltre che alla sede newyorkese di Printemps (inaugurata lo scorso marzo). Il suo portfolio comprende anche hotel e residenze private accomunati da uno stile esuberante.
Che tipo di formazione hai?
Ho studiato architettura all’École Nationale Supérieure d’Architecture Paris-Malaquais. La mia formazione mi ha fornito una solida base nella teoria e nella tecnica architettonica, ma ho capito subito che la mia passione era più orientata verso l’interior design e le arti decorative. Ho iniziato la mia carriera in giovane età, il che mi ha dato l’opportunità di imparare direttamente dai progetti reali e di coltivare il mio stile personale.

Installation at the Galerie Laura Gonzalez in Paris – Photo © Jérôme Galland

Junior suite, the Casa Monti hotel, Rome – Photo © Jérôme Galland
I tuoi progetti sembrano sempre avere un elemento di puro divertimento irrazionale. Quali sono le radici del tuo gusto?
Il mio approccio al design nasce dal desiderio di creare spazi che sembrino vivi e vibranti, quasi come se avessero una loro personalità. Sono sempre stata attratta dall’eclettismo e dall’idea che motivi, colori e texture diversi possano coesistere armoniosamente. Le mie radici affondano nella mia passione per l’arte, la moda e i viaggi. Sono costantemente ispirata da culture diverse, dall’architettura classica e persino da abbinamenti inaspettati in natura. Si tratta di portare un senso di gioia e spontaneità nel mio lavoro, assicurandomi che il risultato sia equilibrato e significativo. Sia che lavori su uno spazio pubblico o su una residenza privata, il mio obiettivo è quello di creare un ambiente che racconti una storia e risuoni con i suoi abitanti o visitatori. L’approccio rimane fondamentalmente simile: mi concentro sulla stratificazione di texture, motivi e materiali per creare profondità e calore. Tuttavia, i progetti residenziali richiedono un dialogo più intimo con il cliente. Si tratta di catturare la loro personalità e il loro stile di vita, infondendovi la mia estetica distintiva. Negli spazi pubblici, tendo a pensare al flusso dei movimenti e all’impatto su un pubblico più ampio.

The Salon Vert bistro, Printemps, New York – Photo © Gieves Anderson
Il tuo primo lavoro importante è stato su una discoteca. Come è nata questa avventura?
Avevo solo 24 anni quando ho lavorato al Le Bus Palladium. È stata un’opportunità entusiasmante che mi si è presentata all’inizio della mia carriera. Il progetto è stato un punto di svolta, che mi ha permesso di esprimere un senso di creatività e audacia che ha plasmato il mio lavoro successivo. Volevo mantenere l’anima di questo luogo iconico, ma dandogli un tocco fresco e inaspettato. Il successo del progetto mi ha aperto molte porte e ha segnato l’inizio del mio percorso professionale.
Qual è l’aspetto del tuo lavoro che ti piace di più?
La fase che preferisco quando lavoro a un progetto è sicuramente quella concettuale, quando le idee sono ancora fluide e la creatività scorre liberamente. È il momento in cui disegno e immagino senza vincoli, lasciando che sia il mio istinto a guidare il processo. È liberatorio ed esaltante allo stesso tempo.
Hai fondato il tuo studio nel 2008. Da allora sono cambiate molte cose: è cambiato anche il tuo modo di lavorare?
Sì, ho fondato il mio studio nel 2008 e da allora è cresciuto in modo significativo. Oggi ho un team meraviglioso di oltre 40 persone di talento che apportano prospettive e competenze diverse ai nostri progetti. Il mio modo di lavorare si è evoluto nel senso che ora pongo maggiore enfasi sulla collaborazione. Mantengo ancora un approccio pratico, ma ho imparato il valore di fidarmi del mio team e di permettere loro di assumersi la responsabilità di alcune parti del processo. Questa creatività collettiva arricchisce il nostro lavoro.

Red Room, Printemps, New York – Photo © Gieves Anderson
Qual è il progetto che ti è piaciuto di più realizzare?
È difficile sceglierne solo uno, ma devo dire che il progetto Printemps New York occupa un posto speciale nel mio cuore. È stata una sfida straordinaria, poiché ha comportato il trasferimento di un pezzo di eleganza e tradizione parigina nella vivace e dinamica atmosfera di New York City. L’obiettivo era quello di catturare l’identità iconica di Printemps, facendola risuonare con lo spirito cosmopolita di New York. Ho giocato con elementi contrastanti: l’architettura classica francese intrecciata con tocchi audaci e moderni, materiali lussuosi abbinati a texture inaspettate. Lo spazio doveva essere maestoso ma intimo, raffinato ma accessibile. Uno dei punti salienti è stata la progettazione della grande scalinata, un elemento centrale e scultoreo che simboleggia il viaggio tra culture ed epoche. Abbiamo utilizzato intricati motivi in ferro battuto che ricordano gli edifici haussmanniani, giustapposti a finiture eleganti e contemporanee. Il progetto mi ha permesso di spingermi oltre i confini creativi, pur rimanendo rispettosa del patrimonio di Printemps. Vedere come lo spazio ha preso vita, fondendo il fascino del vecchio mondo con la raffinatezza urbana, è stato davvero gratificante. È uno di quei progetti che racchiude la mia passione per la fusione di stili, la creazione di armonie inaspettate e la realizzazione di spazi che raccontano una storia.
Cosa significa per te essere moderni?
Per me, la modernità non è tanto una questione di estetica specifica, quanto piuttosto di atteggiamento. Si tratta di essere attuali, funzionali e senza tempo, osando al contempo infrangere i confini convenzionali. Un oggetto o uno spazio moderno dovrebbe essere radicato nel presente, ma non legato a tendenze passeggere. Dovrebbe avere carattere, un senso di autenticità e un pizzico di audacia.






