
Si può dire senz’altro che Marsiglia è una città da sogno, ma non il genere di sogno affisso sulle bacheche di Pinterest o che scorre a ruscello nei feed di Instagram. O meglio, non esclusivamente. Se l’estate 2025 è stata battezzata all’ombra delle sbarre dell’hashtag #EuroSummer, sotto il segno dell’estetica patinata che distoglie lo sguardo dalle problematiche sociali del Mediterraneo, Marsiglia al contrario si intrattiene con gli stilemi del capitalismo, ma aggiunge la profondità di una realtà multiculturale e complessa.
E se taluni vedono la città come una madre accogliente, una Notre Dame de la Garde il cui velo si srotola a mo’ di cartina geografica, Marsiglia possiede anche l’innegabile magnetismo di un ragazzetto con un forte accento del sud, abbronzato, gioioso, giocoso; uno di quelli che si tuffa da quattordici metri con un salto carpiato.

La Canebiere, Marsiglia – Photo © ColorMaker
Nella città dalla storia millenaria, fondata dai Greci come Massalia, dove l’immigrazione è in pieno centro, visibile, nel cuore pulsante di Noailles, passando per la Canebière, il corso principale cantato dai rapper locali che si estende dalla chiesa gotica dei Réformés fino al Vecchio Porto.
Il meticciato è la ricchezza di Marsiglia. Per raggiungere il Vecchio Porto dal quartiere alternativo di Cours Julien, per esempio, si passa da Rue d’Aubagne, tristemente famosa per il crollo di due palazzi nel 2018, che ha risvegliato nei cittadini l’urgenza di prendersi cura dei suoi immobili. Ma la via è anche ricca di traiteurs libanesi e tunisini, negozietti africani, si traduce in una varietà di pâtisseries orientales, le cui vetrine dorate, dai riflessi arancio e rosa, magnetizzano i palati. Le folle sono dunque divise in chi ama follemente Marsiglia, e chi invece mette i visitatori in guardia verso la sua criminalità, più il terzo tipo diplomatico, più raro: “bella, ma non ci vivrei”. La sua intensità non è per tutti.

Vecchio porto, Marsiglia – Photo © Pani Garmyder
Il Vecchio Porto e il Panier
La Marsiglia che ti aspetti, quella dei negozietti stilosi e dei caffè vicino al mare, la trovi in due punti vicini tra di loro: il Vecchio Porto, cuore pulsante della città, e il Panier, il quartiere più antico di Marsiglia, abitato sin dall’antichità greca. Per cominciare l’esplorazione, non c’è niente di meglio del MUCEM – Musée des Civilisations de l’Europe et de la Méditerranée – museo delle culture del Mediterraneo. Arrivandoci dal Vieux Port e costeggiando le mura color oro Saiwa del Forte Saint-Jean – una fortificazione del XVII secolo riqualificata e integrata nel museo – dietro una curva ci appare, come da una galassia lontana lontana, l’edificio color onice del MUCEM, collegato al forte da un ponte maestoso sospeso, su cui possiamo facilmente figurarci una parata di Stormtrooper.

MUCEM – Musée des Civilisations de l’Europe et de la Méditerranée, Marsiglia – Photo © Mary Doggett
Il museo propone approfondimenti sulla geografia e le culture mediterranee così insite in Marsiglia: sono transitate per le sue sale mostre sulle culture del nudismo (che l’anno scorso si poteva visitare anche ignudi), alla concezione mediterranea dell’astronomia (la nuova mostra appena aperta), al circo e agli artisti della Provenza. Il tutto contenuto in un’architettura sorprendente, progettata da Rudy Ricciotti, con una struttura traforata in calcestruzzo UHPC che richiama i moucharabieh dell’architettura araba
Per un boccone l’ideale è raggiungere il Panier, e magari soffermarsi prima al Bar des 13 Coins per un caffè freddo, in una simpatica piazzetta, per poi continuare l’esplorazione alla Vieille Charité. L’edificio barocco, costruito nel XVII secolo su progetto di Pierre Puget, aveva la funzione di ospizio per i poveri, e oggi è utilizzata come museo. Il centro culturale attualmente ospita l’installazione “Mère We Sea” dell’artista contemporanea Laure Prouvost, e una suggestiva mostra sulla storia del tatuaggio nel Mediterraneo, fino a fine settembre, intitolata “Tattoos. Stories from the Mediterranean.”

Bar des 13 Coins, Panier, Marsiglia – Photo © Petr Kovalenkov
Cours Julien e La Plaine
Ma non fatevi ingannare dal boho chic del Panier; il quartiere alternativo di Marsiglia è senz’altro La Plaine, una zona che si estende da Cours Julien, un corso raggiungibile tramite una suggestiva scalinata graffitata, che si interseca a sottopassaggi altrettanto preda di writers, nei pressi della metro Notre-Dame du Mont. Il quartiere guarda a una strada che sale e scende come una specie di San Francisco, attraversata al tramonto da una luce radente.
Cours Julien è oggi una grande piazza pedonale, attorniata da una serie di bar e ristoranti frequentati da giovani creativi, mentre nei vicoletti che conducono verso Place Jean Jaurès si trova tutto ciò che la nostra tipica millennial (eccomi!) o gen Z può desiderare: caffè che accolgono lo smart working e anche acquerellisti en plein air, studi di yoga che fanno tè matcha, palestre di aikido e BJJ, negozietti vintage, corsi di ceramica e cucito, negozi bio, ristoranti libanesi e senegalesi, luoghi altamente politicizzati e librerie di prima e seconda mano, Hydre a Mille Têtes fino all’Histoire de l’Œil.

Cours Julien, Marsiglia – Photo © olrat
Altro che Unité d’Habitation di Le Corbusier (ne parleremo tra un attimo): tra cornetti e cappuccini, uno potrebbe vivere tutta la vita senza mai uscire da questo quartiere, al massimo allungandosi fino a Les Réformés, un’altra zona ricca di studi d’artista e piccole gallerie.
Dalla Plaine, una deviazione che è d’obbligo è quella per arrivare alla Friche Belle de Mai. Questo luogo di creatività, situato dopo un tunnel un po’ malfamato di notte ma sicuramente suggestivo di giorno, decorato da opere di artisti urbani, porta a una vecchia manifattura di tabacchi riconvertita in centro culturale.
La Friche ospita innumerevoli residenze, mostre, studi di artisti come Dernier Cri, ed è la sede della fiera Art-O-Rama a fine agosto. Che veniate per fare due tiri di basket nel primo pomeriggio, o che decidiate di rimanere fino a sera per i concerti, La Friche è un luogo dove l’energia urbana marsigliese trova uno sfogo positivo e costruttivo, creando una bellezza riottosa e punk propria della città.

Friche Belle de Mai, Marsiglia
Le Corbusier e il Prado
Una tripletta imprescindibile per chi vuole uscire dai soliti itinerari è quella di una visita alla Cité Radieuse di Le Corbusier, una tappa al museo d’arte contemporanea [mac], e infine un bagno alle spiagge del Prado.
La Cité Radieuse, completata nel 1952, costituisce la concretizzazione in cemento armato dell’utopia modernista di Le Corbusier. È il paradigma della sua idea di “unità abitativa,” dove i residenti avrebbero trovato nello stesso edificio tutto ciò che servisse loro, inclusi scuole, negozi, spazi culturali. L’utopia brutalista dalla facciata a pannelli multicolore è attualmente abitata, e alcuni appartamenti sono persino su Airbnb. È possibile visitarne uno, così come il bar, un piccolo museo di architettura, e salire sulla terrazza, da cui si abbraccia con lo sguardo tutta Marsiglia, magari con l’omonima colonna sonora di Ryūichi Sakamoto e Alva Noto che risuona nelle orecchie.

Citè Radieuse, design Le Corbusier, Marsiglia – Photo © Paul Keller
Il museo [mac] (Musée d’Art Contemporain), a qualche fermata di bus di distanza, si trova nel 8° arrondissement, in una tranquilla zona residenziale vicina al parco Borély. È una piccola oasi di quiete e silenzio, con una collezione permanente curata da Germano Celant. Le mostre temporanee sono spesso di rilievo: attualmente quella di Ali Cherri, artista libanese che decostruisce l’idea di museo, è già una ragione abbastanza convincente per andare al di là dei sentieri battuti.
Infine, per riposarsi dopo tanta arte e architettura, vale la pena di avventurarsi sulle lunghe spiagge sabbiose del Prado, più adatte alle famiglie. Una piccola Miami mediterranea, tra negozi per surfisti e bar sulla spiaggia.

Spiaggia del Prado, Marsiglia – Photo © mehdi33300
Le Spiagge, le Calanques e le Isole
La bellezza celestiale e sudata di Marsiglia è innegabile. Basta fare un paio di curve sulla Corniche Kennedy – la strada panoramica più lunga d’Europa, nella sua estensione di 5 chilometri – per apprezzare il palpitare lontano di scaglie di mare, per dirla alla Montale.
Dalla prima spiaggia cittadina, la sabbiosa Les Catalans, dove truccatissime ragazzine in burkini si fanno il bagno a fianco di signore in topless di ogni età, e le curve di seni artificiali incontrano quelle dei bicipiti di pallavolisti dal muscolo oleato, si procede verso le più spontanee spiagge di Malmousque, dove gruppi di amici chiacchierano sulla distesa di rocce, ragazze dalle gambe fieramente a cactus si adattano alla forma delle pietre e leggono edizioni di seconda mano di Umano, troppo umano.

Spiaggia Les Catalans – Photo © olrat
Ancora oltre, si estendono le Calanques, una costiera amalfitana in grande e ancora selvaggia, non costruita, dove i bagnanti non costituiscono altro che piccole formichine. Le Calanques sono tutte splendide, ma per necessità di selezione, meglio di arrivare alle Goudes, un piccolo villaggio di pescatori. Da lì, per un’esperienza gourmand, si consiglia il ristorante L’Esplaï du Grand Bar des Goudes.
Per chi invece se la sente di fare una camminata di 45 minuti in un paesaggio strepitoso – tra rocce battute dal sole e cespugli spettinati dal maestrale – è consigliatissimo Chez Les Belges. Un pranzo a base di pescato fresco è la ricompensa per la scarpinata, l’opportunità di rifarsi il palato, dopo aver riempito gli occhi di blu e essersi fatti scompigliare i capelli dall’onnipresente maestrale.

Arcipelago delle Frioul, Provenza-Alpi-Costa Azzurra – Photo © Vincent OME
Per un’immersione di bellezza, vale la pena anche prendere il battello e arrivare sull’Isola del Frioul, appena di fronte a Marsiglia, ricca di calette dall’acqua limpida. Da lì si può fare un salto al Château d’If, la fortificazione francese costruita tra il 1527 e il 1529, resa celebre dal Conte di Montecristo di Alexandre Dumas padre, ma che in realtà ha ospitato molti altri detenuti, dai due pescatori marsigliesi del 1540 fino agli ultimi prigionieri tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale.
È vero che 24 ore non bastano per esplorare Marsiglia. E come per tutte queste città così belle, così vive, del Mediterraneo, a volte non basta una vita intera.






