
Tutto parte dal filo di i-Mesh, un prodotto che parla di “architetture morbide”, con cui tessere pattern che a loro volta danno vita a pannelli. «Il pattern è la nostra ossessione, è uno degli strumenti con i quali creare morbidezza», esordisce Alberto Fiorenzi – trentennale frequentazione del mondo yachting, una carriera fatta di software, macchine utensili, oggetti di design, imbarcazioni a vela, tessile e materiali pensati per la loro funzionalità e durata in mare – da cui tutto ha avuto inizio.

Waves as a phenomenom, design Yuko Nagayama – Photo © Matteo Natalucci
Lanciato nel 2014, scelto da MCA – Mario Cucinella Architects per l’involucro esterno del Padiglione Italia a Expo 2025, Osaka, i-Mesh nasce per creare protezioni solari, ma poi diventa molto altro. Il filo, ad alto tasso di tecnologia, si declina in sei varianti: tre di origine inorganica – Basalto, Silicio, la terza è una mescola delle due – e tre di origine organica: Carbonio, Technora e Zylon.

Cascata / Griglia Morbida, design Tomo Ara – Photo © Matteo Natalucci

Shades. BG, design Migliore + Servetto – Photo © Matteo Natalucci
Materia innovativa, sostenibile oltre che scenografica, genera trame attorno alle quali creare percorsi creativi, liberando l’immaginazione. «Questo materiale entra in sintonia con il contesto, non si impone. Un materiale leggero che per definizione è soft, con un livello di personalizzazione molto elevato. Nessuna obsolescenza di magazzino, zero sprechi», spiega ancora il fondatore di i-Mesh.

Fuku-Ori, design Kengo Kuma – Photo © Matteo Natalucci
Naturale continuazione narrativa dei pannelli, i nuovi arazzi di Yuko Nagayama, Kengo Kuma, Tomo Ara e Migliore + Servetto sono stati presentati a Expo e si aggiungono alla collezione di Arazzi Contemporanei che esordì nel 2018 con la curatela di Cristiano Toraldo di Francia, al quale Fiorenzi riconosce il merito di aver «intuito e riconosciuto il segno insieme all’attualità del progetto, lo stesso di cui teorizzava ai tempi di Superstudio, quando ipotizzava superfici infinite poste a terra come nel cielo».








