
Andrea Marenco Architettura (AMA) nasce da una solida formazione che intreccia concretezza ingegneristica e una visione ampia dell’urbanistica. Dagli esordi a Genova, con un’esperienza formativa nello studio Piano, al master in Inghilterra, AMA sviluppa un approccio progettuale che pone al centro il contesto, lo spazio pubblico e le esigenze funzionali. L’attenzione alla lettura del genius loci, ovvero l’anima del luogo, si unisce alla volontà di creare progetti unici, rifiutando preconcetti stilistici e ricercando soluzioni sostenibili. Progetti significativi come la riqualificazione della passeggiata alla Lanterna di Genova, che connette la città al suo simbolo, e il delicato intervento di recupero di Bab Samhan a Diriyah, sito UNESCO, testimoniano questa sensibilità. AMA plasma architetture che rispondono al luogo, alla storia e alle persone che lo vivono, ricercando un dialogo continuo tra tradizione e innovazione, e creando spazi che valorizzano l’identità dei luoghi.

Quali progetti hanno segnato il percorso del suo studio, definendone l’approccio progettuale?
Due progetti incarnano la nostra filosofia progettuale con particolare forza. Il primo è lo Stadio del nuoto per i Giochi Olimpici del Sud-Est Asiatico di Hanoi nel 2003. Oltre all’incarico, c’era un’audace aspirazione: i committenti vietnamiti desideravano affermare la loro eccellenza tecnica e la capacità di ospitare un evento globale. Ci commissionarono uno stadio imponente, con precise richieste. La sfida era formidabile, ma abbiamo concepito una soluzione tanto funzionale quanto innovativa, ottimizzando gli spazi per minimizzare i costi di condizionamento, un fattore cruciale nel clima afoso di Hanoi. L’altro progetto, a cui sono particolarmente legato, è la passeggiata alla Lanterna di Genova, del 2001. Quest’opera ha profondamente trasformato la città, risaldando il tessuto urbano al suo iconico simbolo, la Lanterna, il faro storico che sovrasta il porto. Per troppo tempo, il porto genovese era rimasto isolato, creando una cesura. La passeggiata ha agito come un vero e proprio “cordone ombelicale”, riconnettendo la città al monte della Lanterna, riqualificando una zona strategica e trasformandola in un punto di raccordo tra la città storica e quella industriale.


Come integrate l’architettura nel contesto esistente?
La passeggiata alla Lanterna è un esempio perfetto di come cerchiamo di integrare l’architettura nel contesto esistente. Più che un semplice percorso, è un nastro che si aggancia alle mura storiche, quasi mimandone la forma attraverso una serie di linee spezzate che ne riprendono l’andamento. Ma non si tratta di una semplice imitazione: dove le mura storiche sono interrotte, a causa delle trasformazioni subite nel corso del tempo, la passeggiata si trasforma, quasi diventando un ‘artiglio’ curvo che aggancia idealmente il monte della Lanterna, creando un ponte tra passato e presente, e un segno distintivo nel paesaggio.
Come integrate urban design, heritage e master planning nei vostri progetti?
Il nostro approccio parte sempre da un’analisi approfondita del contesto. Che si tratti di un masterplan di vasta scala o di un singolo edificio, cerchiamo di comprendere a fondo le dinamiche del luogo, le connessioni esistenti, i flussi di persone e le potenzialità di sviluppo. Analizziamo la permeabilità del tessuto urbano, la connettività tra i diversi elementi e le possibilità di integrazione con il contesto, cercando di creare un dialogo armonioso tra l’architettura e il suo ambiente. A volte, questo significa creare connessioni fisiche e visive, altre volte, invece, può significare volutamente creare delle “sconnessioni”, per evidenziare un elemento particolare o per creare un punto di vista privilegiato. Un esempio di questo approccio è la scuola che abbiamo progettato a Vicenza, dove abbiamo orientato gli spazi didattici verso il parco, creando un’oasi di tranquillità e schermandoli dal disturbo della vicina ferrovia.

Parlando di Bab Samhan, un hotel completato quest’anno, come avete bilanciato la conservazione storica con le esigenze di un albergo di lusso, mantenendo un approccio sostenibile?
Bab Samhan è un luogo magico: un antico villaggio Najd millenario, che fu anche insediamento durante l’assedio di Diriyah. Il nostro obiettivo primario è stato preservarne il carattere intrinseco, trasformandolo in un albergo di lusso senza comprometterne l’anima. Abbiamo quindi studiato approfonditamente l’architettura dei palazzi storici nel sito UNESCO di Diriyah, cercando soluzioni per integrare comfort e modernità rispettando l’identità del villaggio. Per noi, la sostenibilità è un approccio olistico. A Bab Samhan, l’architettura tradizionale Najd si è rivelata naturalmente sostenibile: le geometrie, con i cortili interni che favoriscono la ventilazione, e i materiali come la terra cruda, con le sue proprietà isolanti, contribuiscono al benessere abitativo riducendo l’impatto ambientale. Ma la sostenibilità va oltre i materiali e le tecniche; riguarda l’integrazione nel tessuto sociale e la valorizzazione del patrimonio culturale, principi che hanno guidato ogni nostra scelta progettuale a Bab Samhan.









