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stefaniaevans 29/07/2025

Venezia a tavola

Dal cuore di Venezia, la rinascita del marchio settecentesco Geminiano Cozzi 1765 racconta una nuova visione dell’arte di apparecchiare la tavola, tra tradizione, eccellenza e innovazione sostenibile

Riscoprire lo spirito di una manifattura storica e riportarne in vita l’identità nel presente: è la sfida affrontata da Antonio Tognana con Geminiano Cozzi 1765, marchio veneziano che unisce il rigore artigianale del Settecento a una visione moderna della tavola e del design. Non solo un omaggio al passato, ma un progetto che reinterpreta l’art de la table con attenzione alla sostenibilità e alla cultura del convivio.

Oggi la tavola è luogo di bellezza e consapevolezza, e il marchio si distingue per l’eleganza delle sue porcellane e per l’impegno in processi responsabili. Ogni collezione nasce da un dialogo tra memoria e innovazione, dove la tradizione si rinnova senza perdere autenticità. Una storia veneziana che continua, fatta di cura, precisione e passione.

Rosa Rosae by Geminiano Cozzi 1765

Rosa Rosae by Geminiano Cozzi 1765

Signor Tognana, riportare in vita uno storico marchio del Settecento come Geminiano Cozzi 1765 non è un gesto comune. Cosa l’ha motivata ad affrontare questa sfida così audace e quale visione imprenditoriale ha guidato la rinascita del marchio sotto la sua guida?
La spinta a riportare in vita Geminiano Cozzi 1765 è nata da un’intuizione condivisa con mia moglie, Tamara Mascarello. Visitando insieme il museo di Ca’ Rezzonico a Venezia, siamo rimasti entrambi affascinati dalla bellezza dei pezzi originali della manifattura settecentesca. Quei manufatti straordinari ci hanno fatto riflettere sul valore e sul potenziale ancora vivo del marchio.

Avevo acquistato lo storico marchio diversi anni prima, ma fu proprio Tamara – con la sua visione e la sua determinazione – a spronarmi a riscoprirne l’anima una volta conclusa la mia esperienza con Tognana Porcellane. Da quel momento, abbiamo deciso di costruire un nuovo futuro attorno a quell’eredità artistica, dando vita a un progetto imprenditoriale che oggi si chiama PVEPorcellane di Venezia. Un omaggio alla tradizione veneziana, ma con lo sguardo rivolto all’innovazione e al mondo contemporaneo.

Vaso da Giacio by Geminiano Cozzi 1765

Vaso da Giacio by Geminiano Cozzi 1765

Il legame con Venezia è da sempre parte integrante dell’identità di Geminiano Cozzi 1765. In che modo questa connessione con la città, la sua cultura e la sua bellezza si riflette oggi nella vostra produzione e nella visione del marchio?
Venezia è il cuore del progetto. Quando abbiamo deciso di far rinascere il marchio, abbiamo studiato a fondo la sua iconografia storica e ci siamo affidati allo studio grafico veneziano Tapiro, guidato dall’architetto Gianluigi Pescolderung, docente all’Università di Architettura di Venezia. Volevamo che l’identità visiva nascesse dall’interno della città, da chi ne conosce profondamente il linguaggio estetico e culturale. Insieme abbiamo reinterpretato il logo, il packaging e tutta l’immagine coordinata del brand, mantenendo intatto il legame con le origini ma con uno sguardo contemporaneo.

La collezione “I Classici” riprende fedelmente decori settecenteschi, adattati a forme in fine bone china. Ogni motivo conserva il nome veneziano d’origine. Accanto alla tradizione, abbiamo sviluppato linee contemporanee, quali “Atelier”, pensate per l’hôtellerie di alta gamma, con decori più moderni e su misura. Anche nei nomi delle collezioni – Burano, Folada – il legame con Venezia è tangibile: evocano la sua storia, la sua estetica, e restano accessibili a un pubblico internazionale. Non si tratta solo di ispirazione, ma di un’identità profonda e autentica.

Burano by Geminiano Cozzi 1765

Burano by Geminiano Cozzi 1765

Geminiano Cozzi fu sinonimo di eccellenza: qualità del caolino, raffinatezza nei decori, abilità pittorica. Come riuscite oggi, nel XXI secolo, a mantenere questo straordinario standard artigianale e artistico?
Abbiamo scelto la qualità più alta disponibile nel mondo della porcellana: il 95% dei nostri oggetti è realizzato in fine bone china, una porcellana fosfatica che contiene il 50% di cenere d’ossa bovine. Questo la rende più brillante, leggera e sottile rispetto alla porcellana tradizionale, con una luminosità simile a quella della vernice. È una scelta precisa, perché molti nostri concorrenti usano materiali più comuni, ma noi puntiamo sull’eccellenza.

Anche le decorazioni sono realizzate interamente in Italia, nei nostri due atelier, con un’attenzione quasi maniacale al dettaglio. Lavorando su piccole produzioni di nicchia, possiamo garantire una qualità costante e curata in ogni singolo pezzo.

Striche by Geminiano Cozzi 1765

Striche by Geminiano Cozzi 1765

In un’epoca in cui la convivialità sembra affievolirsi e il rito della tavola si semplifica, qual è secondo lei il ruolo dell’“art de la table” oggi? E in che modo Geminiano Cozzi contribuisce a custodirne la dimensione estetica e culturale?
Oggi si tende a trascurare la cultura della tavola, ma noi vogliamo essere custodi di una tradizione che, a Venezia, già nel Settecento celebrava l’estetica del convivio. Crediamo fermamente che si mangi anche con gli occhi, e che un bel piatto possa esaltare il piacere del cibo tanto quanto la sua preparazione.

Con le nostre collezioni cerchiamo di restituire alla tavola il suo valore simbolico e sociale, soprattutto in un’epoca in cui si tende a consumare i pasti in fretta e spesso da soli, davanti a uno schermo. È una sfida culturale, certo, ma anche un’opportunità: soprattutto nell’hôtellerie e nella ristorazione di alta gamma, dove la mise en place fa parte integrante dell’esperienza. E lì, fortunatamente, questo messaggio è già stato pienamente recepito.

Carte da Zogo by Geminiano Cozzi 1765

Carte da Zogo by Geminiano Cozzi 1765

La sostenibilità è diventata centrale anche per il settore della porcellana di alta gamma. In che modo affrontate oggi questa sfida, restando fedeli all’identità storica di Geminiano Cozzi?
Sotto questo aspetto ci sentiamo decisamente all’avanguardia. La nostra bone china è composta al 50% da fosfato tricalcico ricavato da ossa bovine calcinate, un sottoprodotto della lavorazione alimentare che viene così riutilizzato. Si tratta quindi di un materiale naturalmente sostenibile, a differenza della porcellana classica.

Ma non è tutto: la bone china ha anche un peso inferiore del 30% rispetto alla porcellana tradizionale, con vantaggi evidenti in termini di trasporto, maneggevolezza e sostenibilità logistica. Inoltre, la sua elasticità la rende più resistente a urti e sbeccature, riducendo la necessità di sostituzioni frequenti: un beneficio concreto per l’ambiente e per i nostri clienti nel settore dell’ospitalità e della ristorazione. Per noi, sostenibilità significa qualità che dura nel tempo.

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