
.Wonder Book by IFDM è una pubblicazione – print & digital – che esce quattro volte l’anno, una rassegna di progetti di interior design e di architettura provenienti da tutto il mondo. In questo nuovo numero raccontiamo spazi ed edifici da tutto il mondo per 192 pagine che raccontano con immagini, testi e interviste l’evoluzione del pensiero creativo e del gusto.
Architettura come storytelling
by Ruben Modigliani – Editor-in-Chief
Chi progetta un edificio – sia in termini di struttura sia di arredamento – non si limita a disporre volumi e materiali nello spazio. Pensare un contenitore di una qualsiasi attività umana significa implicitamente pensare anche a quello che succederà al suo interno e/o esterno. In altri termini: disegnare un luogo presuppone anche immaginare in partenza come si vuole (o come si spera) che venga utilizzato.

Ruben Modigliani – Photo © Valentina Sommariva
Questo vale per tutti i luoghi e in maggior grado per quelli pubblici, dove fornire delle linee guida – esplicite o subliminali – a chi li frequenta è una necessità. Questo aspetto della progettazione negli ultimi anni è cambiato molto, specie in tutti quegli ambiti in cui la componente emozionale ha un peso rilevante. L’innamoramento collettivo per i social media ha portato, per un certo periodo, a puntare essenzialmente alla fotogenia di uno spazio (effetto Instagram), favorendo la nascita di scenografie avulse da contesti o funzioni. Oggi invece si registra un interesse crescente a creare esperienze sfaccettate, dove ogni elemento completa gli altri. Mondi significanti che inducono il fruitore a identificarsi con il luogo in cui è. È qui che il ruolo del progettista fa un salto di scala, perché il suo campo d’azione si allarga fino a comprendere un’intera idea di stile di vita.
Ogni architettura ha potenzialmente la capacità di tradursi in comportamenti specifici in chi la usa: in un edificio religioso viene spontaneo abbassare il tono della voce, per esempio. Come nota Alessandra Bergamini nel suo editoriale, alcuni spazi presentati in questo numero di .Wonder sembrano scenografie di un film. E in un film si recita seguendo un copione. Pensare un ambiente significa – anche – costruire una storia e mettersi in contatto con chi la vivrà. Ed è uno degli aspetti più profondi e affascinanti del mestiere di architetto.
Carnet de voyages
by Alessandra Bergamini – Deputy Editor of .Wonder Book
L’insieme dei progetti proposti in questo Wonder Book Summer 2025 compone un immaginario puzzle culturale diffuso fra Europa e Medio Oriente, un movimentato viaggio a tre dimensioni: nelle diverse geografie dalla città al deserto, nello spazio, dell’abitare, del lavoro, della cultura, dell’ospitalità, e anche nel tempo, inteso come un passato ancora attuale e attualizzato, come un presente che dialoga con la storia e la memoria.

Alessandra Bergamini – Deputy Editor of .Wonder Book
Ad esempio nel progetto di Philippe Starck per il Brach Madrid, dove l’ispirazione è la Spagna degli anni ’20, o in quello dei finlandesi Arkkitehdit NRT e Fyra per la versione ‘contemporanea’ della Finlandia Hall, capolavoro di Alvar Aalto della fine degli anni ’60, che è stato accuratamente restaurato, nella struttura architettonica e negli arredi. O ancora nella rigenerazione dell’ottocentesco Passage du Nord a Bruxelles diventato moderno luogo di ‘co-abitazione’, e nel restauro del romano Palazzo Talìa, edificio originariamente eretto nel Cinquecento che da qualche mese si è trasformato in un raffinato Small Luxury Hotels of The World.
Un Wonder Book come un diario di viaggio fra architetture che attraversano diverse epoche e ambientazioni dove ogni materia e ogni oggetto significa qualcosa, come nella sperimentale abitazione Golden Box dello studio AMAA, in cui il riferimento è a maestri come Prouvé, Le Corbusier, Perriand e Michelucci, o ancora nel retreat sul Chiemsee firmato da Thun & Partners, il cui punto di partenza è la tradizionale tipologia della court farmhouse bavarese. Il viaggio da metaforico diventa reale con il ‘resuscitato’ Orient Express La Dolce Vita, il treno a 5 stelle che propone lusso e lentezza in Italia con una ambientazione che nel mio immaginario diventa subito ‘set’ cinematografico. Un carnet de voyages che è memoria scritta di un viaggio in questo caso progettuale e progettato, ma anche gioco dell’immaginazione in una carrellata di ambientazioni quasi filmiche. D’altra parte lo stesso architetto del Jumeirah Marsa Al Arab di Dubai, Shaun Killa, vedrebbe il suo hotel come set perfetto per un altro episodio della serie su James Bond.








