naima-morelli 21/10/2024

24 ore a Seoul

Premi Nobel per la letteratura, K-pop, arte contemporanea, grandi biennali, palme d’oro a Cannes. Questo è il momento della Corea, di cui Seoul è il polo energetico

No, non parleremo di Gagnam style stavolta. Nemmeno sotto tortura, nemmeno se, visitando il COEX complex dove recentemente si sono tenute le due grandi fiere d’arte contemporanea coreana, Kiaf e Frieze Seoul, troneggia un’enorme statua dorata del rapper incriminato. Volgeremo lo sguardo altrove piuttosto, ad esempio al Nobel della letteratura appena consegnato nelle mani di Han Kang, alla pittura alle volte minimalista, alla volte ultra-pop, al cinema fatto di silenzi e non detti e, perché no, tendendo un orecchio all’onnipresente K-Pop.

COEX complex

Architettonicamente, la Corea ci fa pensare ad afose megalopoli dal clima tropicale, dominate da un’espansione urbana incontrollata e caotica. Ed è vero che se Busan offre spiagge per chi ha fatto del sole il nemico di una carnagione candida, e Gwangju la famosa “biennale di Venezia asiatica”, non è lì che si concentra il cuore pulsante della contemporaneità coreana. Se proprio dovete passare 24 ore a spasso per una città coreana, non ci sono dubbi: questa deve essere Seoul.

Incheon

Il centro cittadino, tra mare e montagne
La prima impressione della città, arrivando dall’aeroporto di Incheon, situato su un arcipelago di piccoli isolotti, è quello di una città acquatica. Il luccicare di scaglie di mare accoglie il visitatore, mentre il taxi internazionale, con un’inglese pessimo e K-pop sparato nella radio, sfreccia sui ponti arancioni. Una prima impressione che non verrà contraddetta in seguito: Seoul è un luogo in cui coesistono paesaggi naturali e artificiali, tradizione e modernità. La sua rapida crescita urbana ha portato a una stratificazione architettonica che ha del piacevole, nel suo ritmare edifici storici e contemporanei arrampicati su collinette.

Gyeongbokgung

La più grande sorpresa è camminare a partire de centro della città, (perché il centro di Seoul in linea con i precetti delle smart cities, è verde e camminabile), fino al Palazzo Reale, chiamato Gyeongbokgung, e trovarsi immediatamente di fronte a delle montagne all’orizzonte. È raro trovare in altre megalopoli un centro cittadino in un dialogo così vicino, mai interrotto, con la natura. Certo, ci si sarebbe potuti espandere fino alle pendici dei monti, ma in Corea è tutta una questione di Feng Shui. Non solo il Gyeongbokgung e l’antica città hanno seguito questi antichi precetti, ma anche gli urbanisti contemporanei, nello sviluppo del centro della città, non hanno voluto rinunciarvi.

Gangnam

Costruito nel 1395, il Gyeongbokgung, questo palazzo storico dal nome impronunciabile, è un compendio dell’architettura tradizionale coreana, con magnifici padiglioni decorati in una maniera che ricorda più il Tibet che il Giappone (con quest’ultimo c’è una lunga inimicizia) e porte imponenti. I turisti che affittano costumi tradizionali per farsi fare fotografie pre-matrimoniali abbondano.

Lotte World Tower

Simboli di successo
Abbiamo poi una serie di edifici iconici che hanno la funzione di veicolare l’immagine di successo di un paese che in poche decadi è passato da una condizione di terzo mondo ad un incredibile sviluppo economico. Il quartiere moderno e lussuoso di Gangnam (ssshhhh, che nessuno si metta a rappare!) ne è un esempio, essendo passato da periferia agricola a centro finanziario. Ad oggi, il quartiere è in espansione, infittendosi di grattacieli con passare dei mesi. Il più significativo simbolo architettonico del successo coreano è senz’altro la Lotte World Tower, che con i suoi 123 piani e i suoi 555 metri di altezza è il grattacielo più alto della Corea e tra i più alti al mondo.

Dongdaemun Design Plaza

Ma per rifarsi gli occhi è più significativo visitare il Dongdaemun Design Plaza nel cuore di Seoul. Questo centro culturale è stato progettato da Zaha Hadid, e dello stile dell’architetta mantiene il tipico design fluido e futuristico, che in effetti corrisponde alla Corea fantascientifica che ci si aspetta.

Insadong

I quartieri alla moda
Ma la Seoul più intrigante è senz’altro quella dei quartieri alternativi, che abbracciano a destra e alla sinistra il Palazzo Reale. Il quartiere di Insadong in particolare coniuga un’atmosfera più tradizionale a gallerie d’arte, caffè, case da tè e negozi di antiquariato. Architetture moderne raccordano cemento, vetro e legno e si espandono in orizzontale e su più livelli, fondendosi armoniosamente con le piccole casette storiche tutt’attorno. Nel sorseggiare un buon tè nella Cordonnerie, un delizioso caffè che fonde una facciata parigina con gli elementi di una casa da tè coreana tradizionale, si legge una certa esterofilia, ma anche la volontà di una nuova generazione di coreani super-cool di riportare a casa tutte le suggestioni culturali assorbite in studi all’estero, e “coreanizzarle,” per così dire.

Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Seoul

Molte gallerie si snodano attorno al Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Seoul. Inaugurato nel 2013, lo spazio è stato realizzato secondo il concetto di Madang (“cortile”), in un tentativo squisitamente coreano di far dialogare l’edificio con l’ambiente circostante, e creare uno spazio di ristoro e rilassamento per fruitori affaticati.

Art Sonje Center

Notevole è anche il Art Sonje Center, progettato dall’architetto coreano Kim Jong-sung, già autore dell’Hotel Hilton di Seoul e del Museo della Storia cittadino, lettaralmente uno “spicchio” di cemento. Nel retro l’edificio ospita un giardino dove si trova una casa tradizionale coreana, chiamata hanok. Curiosamente, questo tipo di abitazione è anche la protagonista della mostra Speculations al Sonje, dell’artista e architetto Do Ho Suh. Nelle sue installazioni, l’artista incastra l’hanok tra i palazzi di città americane e europee, per parlare del suo difficile adattamento culturale. Un nomadismo, quello dell’artista, che lo ha portato a sviluppare creatività e una bellezza tutta contemporanea, proprio come la città dalla quale proviene. 

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