marina-jonna 20/06/2024

Parola d’ordine: relazioni

Reportage da 3daysofdesign: un tuffo immersivo nella cultura del saper fare nordico, i pareri degli addetti ai lavori. Con Copenhagen, meravigliosa, sullo sfondo

Un design che vuole superare il binomio forma/funzione a favore dei prodotti che popolano la nostra vita quotidiana. Che in questo modo diventano nostri compagni di un viaggio che li trasforma: le lampade illuminano i nostri pensieri, i tavoli si trasformano in elementi atti ad animare la convivialità. Ma non solo. In questa edizione di 3daysofdesign, conclusa il 14 giugno, è andato in scena un pensiero progettuale che ha invitato tutti, progettisti, aziende e visitatori, a esplorare nuove strade per far nascere idee non convenzionali. Oltre a ideare, in ogni distretto, dei dreamscapes (il tema di questa edizione era Dare to Dream, “osa sognare”): luoghi dove potersi fermare a riflettere, a sognare ma anche a condividere la propria esperienza durante il festival.

House of Design, Filip Gielda

House of Nordic Design, Stefania Zanetti e Matteo Bellomo

Siamo partiti proprio da qui per cercare di capire, attraverso alcune testimonianze, il perché 3dod suscita tutto questo interesse. E quale sia il suo ruolo all’interno del panorama del design. «La differenza fra 3dayofdesign e il Salone di Milano è data da una scala diversa: qui tutto è più piccolo e gestibile», spiega Marco Sammicheli, curatore per il settore design, moda e artigianato di Triennale Milano e direttore del Museo del Design Italiano.

Montana Furniture, Filippo Bamberghi

New Works, Filippo Bamberghi

«Inoltre questo festival punta sull’atmosfera: è un susseguirsi di interni (palazzi, showroom, piccoli monumenti, laboratori), che vengono animati da delle presentazioni e non esiste una fiera. È un evento molto piacevole che gioca in un campionato diverso dal Salone del Mobile.Milano: quest’ultimo è in Champions League mentre 3DD è una manifestazione molto piacevole radicata in un contesto che ha una lunga tradizione nel design e attrae una comunità, dai giornalisti alle aziende ai designer, che arrivano da tutto il mondo e che qui si ritrovano», prosegue Sammicheli. «Oggi è diventata il riferimento del design scandinavo superando Stoccolma, grazie a un calendario favorevole: essendo d’estate c’è un piacevole mood, non si capisce se si è in vacanza o se si sta lavorando. Ci sono poi una serie di realtà che, pur venendo anche a Milano, si possono osservare nel loro habitat e si riescono a comprendere meglio».

Kvadrat, Filippo Bamberghi

Royal Danish Academy, Stefania Zanetti e Matteo Bellomo

Per Sandro Marini, Communication Director e Art Director di Fenix, «il successo di 3dod è dovuto alla capacità di poter vivere la città passando uno spazio all’altro facilmente, immergendosi nel loro design e nella loro cultura. Ma c’è anche il piacere di sentire il racconto del percorso completo di un progetto, in totale trasparenza, rivolto a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Come progettista apprendi, come consumatore apprezzi».
Perché le aziende italiane trovano interessante partecipare a 3dod? «Per noi, che produciamo materiali, è da sempre un importante test di prova: qui anche il pubblico è molto esigente. Funzionare bene qua significa funzionare bene nel mondo», conclude Marini.

Fritz Hansen, Filip Gielda

Design Experience, Filippo Bamberghi

Il designer Luca Nichetto, da anni protagonista anche nel mercato scandinavo (ha studio anche a Stoccolma), afferma: «In questo momento l’industria danese è estremamente potente: le aziende crescono in maniera esponenziale. Con questa spinta, e un target completamente diverso rispetto al Salone, 3dod attira un pubblico più giovane, l’atmosfera è gradevole ed è molto inclusivo. Non penso che potrà diventare una piattaforma per le aziende straniere: potranno venire ma sarà più un’operazione di branding piuttosto che commerciale» – e sottolinea: «È una situazione bella con un’unica curatela e, per questo, ha un focus molto chiaro. Vengo qui dalla prima edizione ma non per vedere le novità di prodotto: per me è più un meeting point».

Noma Projects, Stefania e Zanetti Matteo Bellomo

Gian Paolo Migliaccio, CEO di Ethimo spiega: «Sono venuto per la prima volta lo scorso anno: se ne parlava molto ed ero curioso di capire se poteva essere interessante per noi. Sono stato subito colpito dall’atmosfera colloquiale, poco autoreferenziale, aperta e molto democratica. Per noi è interessante venire per incontrare gli architetti scandinavi e del Nord Europa che a Milano non vengono più. È il posto perfetto per creare contatti, instaurare relazioni». Racconta invece la designer Giorgia Zanellato, dello studio Zanellato/Bortotto, che ha visitato quest’anno 3dod per la prima volta: «Mi è piaciuto molto il clima e il fermento che lo anima. Il contesto è fresco, curato e piacevole».

Enter the Salon, Filip Gielda

Fredericia, Filip Gielda

Infine abbiamo chiesto anche una riflessione a Signe Byrdal Terenziani, CEO di 3dod, sul perché questa manifestazione sta crescendo così tanto (quest’anno aveva circa 400 espositori distribuiti in 11 distretti). «Sostanzialmente per tre ragioni. La prima è che la Danimarca ha il design insito nel proprio Dna e venendo qua lo si riesce a percepire. Quando vai in una fiera come a Stoccolma o a New York non senti veramente l’anima del luogo: potresti essere ovunque. La seconda ragione è che è una manifestazione facilmente fruibile: puoi girarla in bici, a piedi o in barca e nel frattempo scoprire le bellezze di Copenhagen. E come ultimo aspetto, fondamentale, ho voluto creare insieme agli espositori un ambiente molto aperto, inclusivo. Si entra liberamente, chiunque può chiedere informazioni: siamo felici di accogliere chiunque. Questa atmosfera easy coinvolge anche i designer e gli addetti ai lavori che qui sono molto più disponibili rispetto ad altre manifestazioni». La frase finale scritta sui social da 3dod riassume forse il senso di questa edizione: Thank you for dreaming with us.

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