raffaella-serini 3/12/2021

Arredare è un gioco grazie alla realtà aumentata

Interagire con la luce e gli spazi, osservare gli oggetti in 3D, proiettare mobili e complementi d'arredo in dimensione reale nel proprio salotto: la nuova tecnologia si presta a essere applicata anche all’arredo e al design, come ci spiega in questa intervista Andrea Gurrieri, Chief Marketing Officer dell'azienda di software Uqido

Osservare un complemento d’arredo inserito in anteprima nel suo contesto finale. Interagire direttamente con la luce e lo spazio di un ambiente, riproducendolo rigorosamente in scala reale. Avere una preview “tridimensionale” di ogni oggetto, dettaglio stilistico e/o cromatico in una stanza.

Sono alcune delle possibilità offerte dalla realtà aumentata, una tecnologia che si presta a essere applicata anche all’arredo e al design, come ci ha spiegato Andrea Gurrieri, Chief Marketing Officer di Uqido, azienda nata a Padova nel 2010 e specializzata proprio nel software development e nell’intelligenza artificiale.

Innanzitutto, Gurrieri, ci spieghi una volta per tutte: che differenza c’è tra realtà “virtuale” e realtà “aumentata”?
La prima è quella tipica dei videogiochi: una modellazione in 3D di una realtà possibile, programmata intorno all’utente e che questo riesce a percepire con quasi tutti i cinque sensi. La seconda riproduce invece la realtà circostante ampliandola e arricchendola di nuovi elementi.

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Andrea Gurrieri, Marketing Manager @Uqido

Tra i vostri clienti figura IKEA: che cosa avete realizzato per loro?
Una esperienza di videomapping all’interno dello store di Padova. Tramite proiettori laser in 4k, ai clienti veniva data la possibilità di vedere proiettata nello spazio una estensione di una libreria Bestå e di un divano Vallentuna, in dimensioni reali. La grafica era molto intuitiva e adatta ad un pubblico molto ampio: dai bambini, che amano immergersi e divertirsi in scenari fantastici, agli adulti che restano sorpresi dagli effetti grafici degli ambienti ricreati.

E questa è solo una delle molteplici applicazioni.
Pensiamo, ad esempio, a quando come clienti dobbiamo scegliere una nuova poltrona per il nostro salotto: di che grandezza dobbiamo prenderla? Di quale colore? Con che tipo di rivestimento? In genere nei negozi ci forniscono un campione e con quello dobbiamo prendere una decisione. Ma se fosse possibile posizionare tutti quei dettagli in uno spazio “reale”, con una luce reale, non saremmo più invogliati a comprare e a ricordarci di quel brand?.

A livello economico quello della realtà aumentata è un investimento sostenibile da qualunque azienda?
Un marchio molto piccolo potrebbe essere fuori budget, noi partiamo da aziende con almeno 300-400mila euro di fatturato. Però per i piccoli ci sono altre possibilità.

Per esempio?
Si può cominciare dalla digitalizzazione/virtualizzazione di piccoli modelli, ad esempio costruendo il modello 3D di un vaso, come questo. Oppure con una pagina sponsorizzata su Facebook: condividendo una immagine posso permettere agli utenti che ci cliccano di riprodurla in mezzo secondo all’interno del loro salotto.

Voi non lavorate solo con il design.
La realtà aumentata ha applicazioni infinite, noi lavoriamo con aziende biomedicali, di elettronica, di arredamento e manifatturiere. Per Safilo, per esempio, abbiamo digitalizzato molti modelli di occhiali: basta una fotocamera per vederli proiettati sul proprio volto e vedere come stanno, senza provarli “materialmente”. L’obiettivo, per tutti, è quello di rendere la vita più facile alle aziende e ai loro clienti.

L’aspetto più complesso della realtà aumentata applicata al design?
L’illuminazione è sicuramente una delle componenti più importanti di una ricostruzione realistica in 3D di una scena ed è l’aspetto che richiede spesso più attenzione. Ma d’altra parte a chi non è mai capitato di scegliere le piastrelle per il bagno che in negozio sembravano luminose e perfette e di vederle poi a casa opache e orrende? Questa è proprio una di quelle esperienze che la realtà aumentata può già andare a migliorare.

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