anna-casotti 18/10/2021

Friedman Benda all'essenza del design

Design gallery tra le più ricercate dai collezionisti, Friedman Benda sin dal 2007 esplora le diverse espressioni della creatività attraverso una selezione accurata di artisti e designer che reinventano l'avanguardia

In un dialogo che si svela tra i cinque continenti con la partecipazione a musei internazionali come il Centre Pompidou di Parigi, il MET di New York, la Fondazione ICA di Milano o nelle kermesse più acclamate dell’art design tra cui Design Miami (in scena a Miami dall’1 al 5 dicembre 2021) e Salon Art+Design (a New York, dall’11 al 15 Novembre 2021), Friedman Benda si è sempre distinta per la visione critica della storia del design. Una galleria che attraverso pubblicazioni, esposizioni e l’inaugurazione dei Design Dialogue – serie settimanale di interviste online con architetti, designer, critici e curatori – mette in scena le voci pionieristiche dell’arte progettuale.

Friedman Benda, Rubble Couch by Daniel Arsham

Friedman Benda, Rubble Couch by Daniel Arsham

Protagoniste, le opere di artisti e designer conosciuti a livello mondiale, una lunga lista di nomi che comprende Michael Anastassiades, Daniel Arsham, Estudio Campana, Paul Cocksedge, Misha Kahn, Kawsxcampana, Joris Laarman, Ettore Sottsass, Carmen D’apollonio, Najla El Zein, Samuel Ross solo per citarne alcuni.

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Nella sua sede di New York, nel fascino dell’art walk di Chelsea, Jennifer Olshin e Mark Benda danno vita a installazioni sul contemporary design attraverso manufatti dall’estetica eclettica e multiforme. Ne è un esempio la prima personale di Ini Archibong, visibile fino al 2 Novembre 2021, dopo una collaborazione durata quattro anni, e ancora in corso, con la galleria. Dal titolo evocativo “Hierophany”- dal greco, manifestazione del sacro – il corpus completo delle opere di Archibong esprime la visione del designer, sintesi delle sue differenti passioni: le culture globali, la filosofia, la matematica, la mitologia, le religioni e i suoi antenati nigeriani. Oggetti narranti delle esperienze di vita, scanditi da una dualità di elementi fatta di passato e futuro, personale e collettivo, opacità e trasparenza, opposizione e riconciliazione, globale e locale, fisicità e intangibilità. «Un oggetto – spiega Ini Archibong – dovrebbe comunicare un’idea alle persone che entrano in contatto con esso: è una poesia tridimensionale… che sta in piedi!».

Uno squisito connubio che sfocia in una forza e in un’energia impercettibili: immersi tra luce, colore, suono e forma, invitano a un’esperienza multisensoriale raccontata con materiali come il vetro soffiato, l’ossidiana, il marmo. «Sono piacevolmente sorpreso quando vedo un nuovo materiale o un materiale utilizzato in modo nuovo perché mi fa “sentire” qualcosa che ho cercato di catturare» racconta Archibong. «Le storie sono già lì, latenti, nella mia mente, ma poi ci sono i momenti toccanti di quelle storie che sto cercando di illustrare. Un nuovo materiale significa poter raccontare una storia che non ho mai raccontato prima…».

E in concomitanza con la mostra da Friedman Benda, al Metropolitan Museum of Art farà il suo debutto, il prossimo 5 novembre, la recente acquisizione di Ini Archibong per l’esposizione “Before Yesterday We Could Fly: An Afrofuturist Period Room”. In un’esplorazione multiforme del sublime.

 

Friedman Benda
515 West 26th Street – New York

www.friedmanbenda.com

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