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veronica 1/07/2021

Francesco Favaretto: all’essenza dell’industrial design

Alla guida dello studio Favaretto & Partners, porta avanti un concetto di design in cui creatività e business viaggiano paralleli. Attraverso mercati internazionali, relazioni durature e una progettualità senza compromessi

“Sono un giovane designer, classe ‘83; non mi reputo ‘il figlio di’, e non sono un designer da compromessi”. Diretto, disinvolto, genuino. Un po’ come il suo approccio progettuale.
Diamo il via alle presentazioni. Lui è Francesco Favaretto, AD e Direttore Creativo dello studio Favaretto & Partners, design studio di Padova che – per chi non lo conoscesse – ha all’attivo oltre 500 progetti a livello globale, 121 riconoscimenti e quasi 50 candeline da spegnere. Questo fare spontaneo e determinato tratteggia l’intera chiacchierata che si dipana tra collaborazioni e mercati, aneddoti e novità. Ancor più emerge evidente nella filosofia stessa che connota lo studio: “Vivo con le mie idee; mi riempie di orgoglio vederle realizzate in prodotti d’arredo, soprattutto vedere che qualcuno li compra e li trasforma in oggetti del quotidiano – ci racconta – Non sono infatti il designer delle mode stagionali o fashion-oriented. Mi occupo di disegno industriale, quindi si parla di innovazione e tecnologia allo stato puro”.

Lisetta by Bottega Intreccio, Design Elena Salmistraro

Favaretto & Partners design studio

Francesco Favaretto rientra perfettamente nella definizione di industrial designer tecnico – una specie “rara” – con un’expertise sviluppata negli anni accanto a suo padre Paolo, che fondò lo studio nel 1973, da cui ha imparato il mestiere e ha ereditato quel rigore e quella pulizia formale che ha poi saputo ben amalgamare alla sua personale creatività e a una peculiare inclinazione alla sperimentazione. “Se si guarda il percorso del nostro studio negli ultimi anni, da quando ho preso il timone dal 2016, si nota sicuramente un cambiamento rispetto al passato. Per questo non mi ritrovo nella definizione di ‘figlio di’, anche se, certo, devo molto a mio padre. A partire dalla capacità di creare un prodotto dallo sketch alla realizzazione completa: siamo tra i pochissimi in grado di arrivare in azienda con il prodotto finito”. Recentemente il processo è andato perfino oltre, con la creazione di un e-commerce all’interno del sito web dello studio per la vendita dei prodotti disegnati per i clienti italiani.

In continuità con il passato c’è anche la collaborazione con un ventaglio di brand internazionali di primo piano nel campo office e contract, ambito di specializzazione dello studio, come Emmegi, addirittura il primissimo cliente dell’allora studio Favaretto. Ma ora sono le rispettive nuove generazioni a confrontarsi, collaborare e creare. “Preferiamo instaurare rapporti con le aziende che siano più strutturati, duraturi, profondi. Noi non saremo lo studio ‘da copertina’ o di tendenza, ma siamo il partner fidato: riusciamo a mantenere collaborazioni continuative perché, al di là dell’aspetto estetico che è estremamente soggettivo come parametro, nell’aspetto oggettivo – ossia fattibilità, comfort, costo – i nostri prodotti funzionano al 100%. E sono dell’idea che un designer non debba disegnare tutto e per tutti: occorre estrema coerenza, trasparenza e saper mettere in prima linea le relazioni umane”.

Crono by Luxy

Crono by Luxy

È grazie a questa ideologia e savoir-faire che lo studio ha conquistato mercati e realtà, prettamente all’estero – solo sei/sette sono italiane, su una totalità di 35 clienti a portfolio (USA, Canada, Olanda, Portogallo, Germania, fino a Brasile, Cina e Corea tra i paesi principali), e non tutti dell’arredo: diverse sono infatti le collaborazioni nel campo hi-tech.
“Il nostro primo cliente è Haworth con cui lavoriamo da oltre 20 anni; poi Nienkamper, tra le maggiori aziende canadesi del workspace, la statunitense Bernhardt Design, l’olandese Casala, la portoghese Vista Alegre; in Italia lavoriamo con True Design, Gaber, Panzeri, Vistosi, Infiniti Design, Luxy, di cui ho assunto la direzione artistica dallo scorso novembre. Viaggio solitamente 200 giorni l’anno e questo mi permette di moltiplicare le mie opportunità. Basti pensare che tra il 2020 e il 2021 abbiamo lanciato ben 65 collezioni”.

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Tra queste, la scrivania Aerie per Versteel, lo scrittoio Crono per Luxy, la poltrona Bombom per Infiniti Design, il programma di sedute per ufficio D-Series per l’azienda cinese Sunon, i pouf Tonica per Casala. Prodotti ricercati nel design e nell’ingegnerizzazione, trasversali in termini funzionali e di destinazione d’uso.

“Siamo riconosciuti primariamente per prodotti ufficio, ma grazie al nostro know-how e alla nostra impostazione tecnica andiamo oltre: essi sono in realtà un forte espediente per dimostrare quello che sappiamo fare nella progettazione. I prodotti stessi sono tutti caratterizzati da una forte trasversalità, poiché da sempre siamo guidati dal motto ‘one size fits all’: una seduta che può inserirsi in uno scenario domestico così come in un hotel, in un ufficio o un aeroporto permette un’ottimizzazione degli investimenti importante, oltre che la massima funzionalità. La pandemia ha poi generalizzato questo approccio”.

Un esempio di questa identità camaleontica è il nuovo tavolino Ambrogio disegnato per Slide, un oggetto divertente, ironico (omaggio al “baffo” del padre), ideale tanto nel residenziale quanto nel contract, ma degno di nota in primis per l’aspetto sostenibile che lo definisce: è infatti realizzato in polietilene riciclato 100% derivante dai brick in alluminio e cartone, a dimostrazione che “anche un oggetto simpatico, fuori dal nostro stile quotidiano, può racchiudere quell’innovazione e sensibilità che deve sempre accompagnare il designer”.

The Space Escape by Moooi, Design Elena Salmistraro

Ambrogio by Slide

Questa è la dimensione della Favaretto & Partners, dove valori e avanguardia convivono in equilibrio perfetto, dove la progettualità si sviluppa nella sua completezza, dove il design è sostenuto nel suo lato creativo quanto di business e connessioni. E con un pizzico di ironia, che non guasta: “Quando mi copiano, sono solo contento: vuol dire che ho lavorato bene”.

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