paolo-bleve 25/03/2021

Il futuro del lavoro? Ibrido

Gli spazi si adattano e perfino le modalità di lavoro, che in futuro saranno sempre più suddivise tra home and office

A un anno esatto da quel lockdown che ha radicalmente cambiato la nostra routine, i nostri abituali comportamenti, le più tradizionali percezioni in tema di relazioni, lavoro e sicurezza, abbiamo deciso di affrontare un tema strettamente correlato. Quello dello Smart Working e del Working from Home. Concetto che prima del suddetto marzo conoscevamo più di nome che di fatto. In Italia era certamente una modalità di lavoro che non ci apparteneva, più propensi invece a sperimentare le molteplici e flessibili forme del co-working e degli open space, che popolavano i nuovi progetti di interior. Merito forse di un concept ben più affine al carattere che connota l’intero nostro Paese: aperto, dinamico, interattivo. Evidente che ci siamo dovuti adattare e nella nostra capacità di adattamento abbiamo sfruttato i valori positivi di questa nuova modalità di lavoro, che implica nuovi spazi e strumenti: la maggiore produttività, il risparmio in termini economici e di tempo negli spostamenti, una flessibilità oraria e di gestione.

Paolo Bleve, editor-in-chief

Paolo Bleve, editor-in-chief

Le aziende del comparto sono prontamente venute in soccorso di questa esigenza, proponendo un parterre di proposte dalla valenza allargata, che fossero in grado di garantire l’ergonomia necessaria seppur all’interno della cornice casa (se volete scoprire quali, leggete questa rassegna).

Sul tema si è espressa anche ColorWorks (la cui ricerca sarà raccontata nel Wonder Book in uscita), che ha rilevato come i nuovi modelli di lavoro abbiano non solo sovvertito i tradizionali, ma abbiano contribuito a creare un’economia suburbana senza precedenti, con una forte delocalizzazione di uffici e, parallelamente, attività commerciali.

Gli uffici sono quindi destinati a ridimensionarsi o perfino scomparire? Assolutamente no. Quello che più realisticamente ci aspettiamo è un modello ibrido basato sull’alternanza casa-ufficio, che trae il meglio da entrambe le dimensioni; un modello approvato da Google, che lo ha ribattezzato  “new normal” e per il quale si prepara – non a caso – con un investimento di 7 miliardi di dollari in uffici e data center in 19 stati. Questo perché il valore dello spazio collaborativo tipico dell’ufficio non può essere annullato. La sfida per architetti e progettisti sarà creare spazi che sappiano accogliere e sfruttare al massimo questa presenza “ridimensionata”, e che sappia far fronte alle nuove necessità e cambiamenti che l’ultimo anno ha portato con sé (e che difficilmente ci lasceremo alle spalle nel breve periodo). Da questa flessibilità e questo “new normal” si può guardare avanti.

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