manuela-di-mari 30/07/2020

Usare con sensibilità

Dialogo delicato tra esterno e interno modulato con raffinatezza dagli architetti italo giapponesi Alvisi Kirimoto per il progetto di uffici privati a Chicago

Architecture/Interior design/Lighting design: Alvisi Kirimoto
Furnishings: Carl Hansen, Christopher Glass & Aluminum, Halcon, Herman Miller, Knoll, Parenti & Raffaelli; custom tables manufactured by B&B Italia, De Padova, Driade, Halcon; Japanese lacquered table top designed by Alvisi Kirimoto, manufactured by Wajima Kirimoto
Lighting: Artemide, Fabbian, Focal Point, iGuzzini, Kenall, Juno, MP Lighting, SSL Lighting, Tech Lighting, Usai, Vibia
Bathrooms: Caesarstone, Kohler, Toto, Virginia Tile
Ceilings: Armstrong, Hi-Macs, Maharam, Okite
Walls: Hickory, Maharam, Parenti & Raffaelli; rice wallpaper panels Ginrei-Washi
Floor: Muskoka
Carpets: Bloomsburg, Silver Creek Carpet
Plastic laminate: Abet Laminati
Fabrics: Maharam; leather manufactured by Edelman
Winter Garden sculpture: Ueno Masao
Photo credits: Nic Lehoux

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Fuori, il fiume Chicago lambisce il cuore della città. All’interno, gli ampi spazi ‘respirano’ la vacuità nella sua accezione positiva del ‘non pieno’, permettendo alle vetrate a tutta altezza di fare entrare il contesto urbano filtrato da un’atmosfera quasi spirituale. Un rientro nel dinamismo metropolitano, giusto il tempo di decompressione che va dal piano 0 al 32°, ammorbidito da un’architettura sensibile e dalla presenza della collezione di opere d’arte della committenza disposte in un percorso espositivo di oltre 1.000 mq. È il progetto realizzato dallo studio romano Alvisi Kirimoto per i nuovi uffici direzionali (il cliente vuole mantenere la riservatezza) che occupano l’intero piano 32° – in tutto 2600 mq – di un grattacielo alto 224 m, nel vivace quartiere ex-industriale di West Loop, a Chicago. L’identità progettuale di Massimo Alvisi e Junko Kirimoto emerge immediatamente, fatta di attenzione alla dimensione urbana e sociale, cura del dettaglio, rigore e approccio sartoriale, ma anche dialogo con la natura e rigenerazione. “Nel momento in cui si esce dagli ascensori, approdando al 32° piano, raccontano gli architetti, si ha la sensazione di immergersi nuovamente nella città – a un’altezza e prospettiva diversa, certo, ma con i piedi ben piantati nelle strade di Chicago. È proprio il tracciato della città, con le sue sorprese, che abbiamo pensato di proiettare all’interno di questo spazio: si passeggia tra pezzi di arte contemporanea, orientale o di archeologia, sorpresi di tanto in tanto da colori forti o da doppie altezze insolite per un grattacielo, guidati dal ritmo serrato delle pareti, dalla luce e dagli assi visuali. Il primo input, infatti, è stato proprio privilegiare questi ultimi e lasciare gli angoli liberi per mantenere sempre il contatto visivo con la città”.

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Dal punto di vista planimetrico, i due volti di Chicago –, quello urbano da una parte, e quello territoriale dall’altra – sono resi visibili da due aree contrapposte: il fronte Sud, che ospita le funzioni più rappresentative e di aggregazione come reception, sala riunioni, Winter Garden, percorsi espositivi e zona ristorante, e il retro orientato a Nord, che accoglie uffici privati e alcune aree comuni. Le principali direttrici del progetto sono delineate da pareti in legno, che si smaterializzano in lamelle verticali per calibrare il grado di privacy e luminosità, mentre partizioni vetrate e pannelli sospesi, a seconda delle combinazioni, circoscrivono le diverse aree di lavoro. Una soluzione di grande flessibilità e trasparenza degli elementi, questa, che consente a visitatori e impiegati di godere di un panorama mozzafiato anche negli ambienti più privati delimitati da superfici opache.

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L’altezza di 3,6 m del soffitto, straordinaria per un ufficio, ha consentito ai progettisti di alternare elementi sospesi, come i pannelli in tessuto, a elementi scultorei poggiati a terra e lasciati alla loro altezza originaria. Un gioco di compressione e sospensione che culmina nel volume del Winter Garden, cuore del progetto. Una ‘scatola luminosa’, quasi sospesa, nata per ospitare musica, arte, eventi per la meditazione e la lettura, che accoglie una scultura sospesa in bambù, creata su commissione dall’artista giapponese Ueno Masao, e il tavolo disegnato da Junko Kirimoto con finitura in lacca giapponese, e dove, anche qui, un sistema di doppie tende oscuranti e filtranti insieme a doghe in legno consente di orientare e diffondere la luce a piacere. L’intero progetto è connotato da un’alta sartorialità: dagli arredi disegnati su misura, come le workstation e i tavoli della mensa, alla disposizione e alla scelta di gradazione dei punti luce, sino alla modulazione dei colori, secondo la funzione.

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