manuela-di-mari 2/07/2020

La bellezza è oggettiva

Si ispira ai paesaggi coreani il nuovo RYSE hotel di Seoul, parte di Autograph Collection, pensato per essere punto di riferimento culturale e di tendenza nel cuore del quartiere creativo di Hongdae

Owner: Marriott Group
Hotel operator: RYSE Hotel/Autograph Collection Hotels
Architecture: SCAAA
Interior design: Michaelis Boyd Associates
Furnishings: Bespoke furniture by Ben Masterton-Smith/Michaelis Boyd Associates
Photo credits: Yongkwan Kim

RYSE, Seoul

Il carattere frizzante e vitale del quartiere creativo di Hongdae, a Seoul, è stato humus formidabile per il progetto di interni del nuovo RYSE hotel (Autograph Collection di Marriott Group) da parte di Michaelis Boyd, studio con base a Londra fondato da Alex Michaelis e Tim Boyd, noto per l’approccio sofisticato e fantasioso, applicato a sostenibilità e consapevolezza ambientale. Se poi si aggiunge che l’hotel si trova all’interno dell’edificio progettato dal team di architetti SCAAA (Los Angeles-Seoul), il tutto assume proporzioni di raffinatezza curatissime. La struttura risponde all’indole del luogo, fatta di fioritura intellettuale e incontro tra diverse culture, e alle condizioni urbane del sito. Due facciate differenti dialogano rispettivamente con il vivace distretto pedonale di Hongdae e con Yanghwa Road, strada principale delimitata da una serie di edifici commerciali e uffici, creando contemporaneamente un collegamento naturale tra i due fronti e un’area circoscritta di aggregazione sociale. Un hotel, certo, ma il RYSE vuole soprattutto respirare il fermento circostante ed essere incubatore di idee, arte, scambio, restituendo energia creativa. Intenzioni che Michaelis Boyd legge con una visione audace del progetto di interni, ispirata ai paesaggi coreani.

Un primo straordinario colpo d’occhio cattura subito gli ospiti con una open lobby decisamente teatrale, in cui, al centro dello spazio a tripla altezza, si staglia a parete un monolite composto da lastre in cemento con texture cangiante, in contrasto con la pulizia del marmo, perfettamente tagliato e lucidato. Ottenere “un diamante grezzo” è l’input dello studio. Per questo l’area lobby è definita da un mix di materiali non lavorati e dettagli lussuosi: il pavimento in resina rosa ‘brilla’ grazie a una vetrata a tutta altezza che inonda di luce lo spazio, dove si guardano, dal basso verso l’alto, un sistema di divani modulari e un’opera d’arte sospesa a mezz’aria composta da elementi ‘a trama di tessuto’. L’opera prosegue in verticale attraversando un vuoto elicoidale che divide in due lo spazio.

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L’effetto finale è sempre di estrema intimità in tutto l’hotel, in perfetto equilibrio tra lusso e primitivo. Anche le 274 guest room, distribuite su 20 piani, sono state concepite da Michaelis Boyd in maniera alternativa, sostituendo il tipico schema corridoio-bagno all’entrata con una parete progettualmente ‘duttile’, personalizzata secondo la camera, dando vita a guardaroba open e pannelli in vetro che circoscrivono la stanza da bagno – un gioco di bianco/nero in contrasto con i colori del living – oltreché a un maggior senso di ampiezza e fluidità.

Qui, come nel resto dell’hotel, una collezione d’arredo è stata appositamente creata ad hoc da Ben Masterton-Smith, al momento della realizzazione ancora collaboratore di Michaelis Boyd Associates. La poltrona Hongdae, il tavolino Itaewon, il divano Seoraksan, l’ottomana Jeju sono solo alcuni dei pezzi che si distinguono per carattere ed eleganza, magistralmente abbinati a tessuti, pelle e velluti. Alcune delle suite, in tutto 14, sono state specificamente personalizzate con opere d’arte di Laurent Segretier, Charles Munka, Yeojoo Park, Maekan, Na Kim, a sottolineare il ruolo della struttura ricettiva. “RYSE è molto più di un hotel – specifica Jaisun Ihm, General Manager – è un’esperienza culturale”.

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RYSE, Seoul

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