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matteo-de-bartolomeis 5/06/2020

Credito di imposta per gli investimenti in design

Festeggia Stefano Bordone, vicepresidente di FederlegnoArredo, per cui “difendere l'opera dell'ingegno significa tutelare le produzioni e i posti di lavoro”. Previsto il credito di imposta sul 6% destinato ad attività di design e ideazione estetica

Il design e la sua filiera diventano centrali con il decreto attuativo del Piano transizione 4.0 collegato alla legge di Bilancio 2020 e firmato dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. La normativa vuole stimolare la spesa privata per innovare e garantire la competitività futura delle imprese residenti in Italia. Per raggiungere questo obiettivo si calcola che il decreto mobiliti sette miliardi di risorse destinate a sostenere le imprese che investiranno sul green, sulla ricerca e sviluppo e sulle attività di design e ideazione estetica.

“Finalmente il credito d’imposta ricerca e sviluppo viene esteso anche a innovazione e design, ovvero al fulcro e alla ragion d’essere delle nostre produzioni, della filiera e del saper realizzare prodotti che hanno proprio nel design e nell’innovazione un unicum inimitabile”, sostiene in merito Stefano Bordone, vicepresidente di FederlegnoArredo.

Più in dettaglio l’articolo quattro della normativa prevede che il credito di imposta sia riconosciuto per il 6% delle spese destinate a “innovare in modo significativo i prodotti dell’impresa sul piano della forma e di altri elementi non tecnici o funzionali” come le caratteristiche delle linee, dei contorni, degli ornamenti, dei colori, della struttura superficiale, con un tetto a 1,5 milioni. Per prodotto, come disciplinato dal decreto, si intendono oggetti industriali o artigianali compresi imballaggi, presentazioni, simboli grafici caratteri tipografici o componenti.
Il beneficio è cumulabile ed è consentito alle imprese usufruire del credito di imposta anche in compensazione dei versamenti per oneri assistenziali e previdenziali.

Si tratta, a giudizio di Bordone, di un’ottima notizia posto che “difendere l’opera dell’ingegno significa tutelare anche le nostre produzioni e i nostri posti di lavoro”.

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