manuela-di-mari 23/03/2020

L’etica della materia

A 6 anni dall’apertura, 28 posti, eclettico ristorante sui Navigli a Milano, cambia estetica ma non identità grazie all’intervento della designer Cristina Celestino

Ha sempre avuto un carattere fortemente identitario 28 posti: rigoroso sul numero dei commensali, aperto a progetti sociali. I proprietari di questo bistrot nel cuore dei Navigli milanesi, Silvia Orazi e Gaetano Berni, lo hanno pensato fin da subito razionalizzando lo spazio e coinvolgendo i detenuti dell’Istituto Penitenziario di Bollate, che, potendo beneficiare dell’Art. 21, hanno preso parte sia al cantiere che al lavoro di cucina accanto allo chef Marco Ambrosino. Orazi e Berni, avvezzi ai progetti sociali, sono tra i fondatori della ONG Liveinslums che opera nelle aree urbane più povere di Nairobi, la stessa che, a suo tempo, ha avviato all’interno del carcere un laboratorio di falegnameria dove sono stati realizzati tavoli, porte e armadiature del ristorante.

Ristorante 28 posti, Milano

Ristorante 28 posti, Milano

Ora che, a distanza di 6 anni, la collaborazione con il penitenziario vive una pausa, 28 posti cambia faccia – non cuore – con un nuovo intervento di progettazione degli interni sotto la direzione artistica di Cristina Celestino. Fondamentale mantenere i tratti stilistici legati ai concetti di autenticità, materia, semplicità, origine. Di più, rispettare un’identità consolidata attraverso una progettazione in continuità con l’immaginario che i milanesi associano al locale.

Ristorante 28 posti, Milano

Ristorante 28 posti, Milano

Ristorante 28 posti, Milano

Ristorante 28 posti, Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Abbiamo iniziato con Silvia e Gaetano un dialogo pensando alla possibilità di realizzare un set up per la tavola – racconta Cristina Celestino -. Col tempo, però, ha preso forma un progetto molto più ampio, partito dal loro interesse per il mio lavoro con la Fornace Brioni, azienda di cui seguo la direzione creativa, e dal desiderio di rinnovare gli interni. La richiesta, sin dall’inizio, è stata di renderli ancora più accoglienti, mantenendo quell’atmosfera conviviale e rilassata che li contraddistingue da sempre. Ma anche creare un parallelo tra lo spazio e la cucina del suo chef Marco Ambrosino, anima indiscussa del locale perché parte integrante di quell’identità così tanto legata alla purezza delle materie prime”. Una coerenza con l’etica delle cose, insomma, dal cibo all’arredo.

Ristorante 28 posti, Milano

Ristorante 28 posti, Milano

 width=

Ristorante 28 posti, Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molti degli oggetti utilizzati in sala e in cucina sono autoproduzioni provenienti dalla baraccopoli di Mathare e dal laboratorio del ferro di Jua Kali (Nairobi), parte della mostra Made in slum  Triennale di Milano 2013. Matericità, dunque, insieme a texture e colore – spesso tono su tono – sono gli elementi da cui è partita Cristina Celestino. Il legno in diverse finiture (compreso quello delle travi a soffitto) la terracotta di Fornace Brioni, il ferro naturale cerato a cui abbinare l’azzurro de-saturato e il vinaccia terroso, oltre al bianco gesso delle pareti longitudinali, connotano l’ambiente.

Ristorante 28 posti, Milano

Ristorante 28 posti, Milano

Rimane protagonista il setto in mattoni originali al centro del locale, a cui fanno da corollario gli intonaci a base di terra naturale per il muro che separa la cucina e quello in terra cruda di Matteo Brioni che arriva al soffitto. Proprio sotto l’arco si posiziona un mobile contenitore con mensole in legno sostenute da una gabbia in tubolare di metallo: un volume arrotondato alle estremità, racchiuso da 2 lamiere curvate, che gioca sul fronte con un rivestimento in micro-mosaico di terracotta. Un leitmotiv che si ripete sulle pareti in appoggio alla panca imbottita, un tessuto bouclet dello storico lanificio bergamasco Torri Lana, rivestite da una boiserie in cotto della collezione Gonzaga di Fornace Brioni.

Infine, le lampade a sospensione firmate Arturo Alvarez appaiono leggere come la carta, pronte a muoversi con un soffio, mentre a distanza ravvicinata si rivelano essere in lamiera microforata. Tutti gli arredi sono disegnati su misura.

 

Le nostre ultime storie

Rooftop con vista
Minutes icon
1 minuto

Rooftop con vista

Il rooftop del Falkensteiner Hotel WaltherPark di Bolzano, con vista sulle Dolomiti, è valorizzato dalla pergola bioclimatica progettata da Ke

Portfolio
L’arte di lavorare
Minutes icon
2 minuti

L’arte di lavorare

A Parigi, Gustave Collection è un’idea nuova di spazi pensati per il lavoro ma con l’appeal di un hotel di lusso

Office & Retail
Le interviste di IFDM: Eugeni Quitllet
Minutes icon
5 minuti

Le interviste di IFDM: Eugeni Quitllet

Eugeni Quitllet racconta la sedia Libre per Pedrali. Un progetto che unisce libertà di movimento, innovazione tecnica e un design emozionale, frutto di una lunga e proficua collaborazione che spinge la materia al limite del possibile

People
A casa di Pina
Minutes icon
2 minuti

A casa di Pina

Dalla memoria familiare di Tommaso Zorzi nasce La Pina1930, una collezione per la tavola che reinterpreta porcellane, tessili e accessori attraverso il linguaggio del design contemporaneo, tra richiami alla Milano del Novecento, fiabe e rituali quotidiani

Design
La Triennale del futuro
Minutes icon
2 minuti

La Triennale del futuro

Con la nomina di Vincenzo Trione alla presidenza si apre una nuova fase per Triennale Milano. Un assetto rinnovato, guidato da Michele De Lucchi come Creative Director e Direttore del Museo del Design Italiano, delinea la strategia dell'istituzione per il quadriennio 2026-2030

Design
Poliform Café, oltre lo showroom
Minutes icon
2 minuti

Poliform Café, oltre lo showroom

Nel cuore di Milano apre il nuovo flagship store Poliform: tre piani dedicati al design residenziale e un nuovo format esperienziale con il Poliform Café. Un progetto che supera il concetto tradizionale di showroom per creare un luogo di incontro tra design, arte e convivialità

Retail