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manuela-di-mari 10/04/2019

Lanzavecchia + Wai: 'discomfort' creativo

Uscire dalla propria comfort zone per far scaturire nuove soluzioni. Su questo iter progettuale il duo Francesca Lanzavecchia e Hunn Wai ha creato la propria intesa professionale, fatta di sinergia, equilibrio e challenge costante

Tra Pavia e Singapore. Un filo invisibile lega le due città e i percorsi di Francesca Lanzavecchia e Hunn Wai. Una breve storia sentimentale, iniziata alla Design Academy di Eindhoven, si tramuta in realtà professionale con lo studio Lanzavecchia + Wai e forma un sodalizio fatto di dualità e intesa. Il loro iter creativo segue scientemente dinamiche ‘scomode’.
“La nostra volontà, sin dal principio, è stata quella di avere uno studio tra due continenti – racconta Francesca – che non si accontentasse del quotidiano, ma si ponesse delle domande insieme a un’insaziabile voglia di conoscenza. Cosa che si riflette nei nostri progetti, che spaziano dagli interni per un elicottero ai tappeti limited edition, dai mobili per le grandi aziende a oggetti di artigianato, a cose fatte con le nostre mani”.

Luna Park, windows display per HERMÈS Boutique Takashimaya, Singapore

Luna Park, windows display per HERMÈS Boutique Takashimaya, Singapore

Luna Park, windows display per HERMÈS Boutique Takashimaya, Singapore

Luna Park, windows display per HERMÈS Boutique Takashimaya, Singapore

Come gestite il lavoro a distanza?
Col passare del tempo, ci siamo specializzati in maniera diversa, scoperto le rispettive doti: Hann ha un approccio business oriented e di pr. La mia dimensione ideale è invece quella dello studio, sono più empatica. Diversifichiamo la progettazione unendo le nostre differenze e partendo sempre dalla ricerca. Oppure sono i nostri clienti a proporci delle nuove sfide e noi le accogliamo molto volentieri perché non ci stufiamo di imparare. I nostri progetti hanno sempre qualcosa da raccontare.

Qual è il collante della vostra collaborazione?
Essere sempre in un ‘challenge’ costante, poter condividere le intuizioni e renderle più forti. Non cerchiamo di appianare le differenze, ma di farle emergere interrogandoci sempre sul motivo di certe decisioni. Non essere da soli a farlo aiuta, forse, con più intensità e profondità.

Si può dire che amiate il ‘discomfort’ anziché il comfort…
Si, per uscire dalla propria bolla di sicurezza. È un processo che aiuta fortemente la mente a capire le problematiche da un altro punto di vista e, soprattutto, a porsi le domande giuste, da cui scaturiscono nuove soluzioni. L’intento è quello di un progetto in empatia con le persone che ne usufruiranno, con grande attenzione all’utente finale e con l’obiettivo di rendere la vita migliore. Noi siamo degli equilibristi tra il mondo delle idee e quello degli oggetti che devono raggiungere le persone.

Specchio pinch per fiam Italia

Specchio Pinch per Fiam Italia

La vostra è stata sin da subito una propensione al sociale, a facilitare la vita. Al SaloneSatellite del 2012 avete presentato una famiglia di oggetti pensati per chi ha difficoltà.
Le vite stanno cambiando profondamente e c’è bisogno di progetti che rispondano a queste esigenze. La collezione che hai nominato è stata considerata da tante aziende del mobile, ma non è mai entrata in produzione, ma c’è sempre un aspetto ‘sociale’. Ad esempio, le aziende stesse svolgono questo ruolo facendo vivere l’artigianato. Da parte nostra, non partiamo mai dalle forme, è sempre un dialogo, una danza, una ricerca verso qualcosa, che possa portare un vero valore.

Credenza Clockwork per Exto

Credenza Clockwork per Exto

A proposito di SaloneSatellite, sei stata nel comitato di selezione quest’anno. Che differenze hai riscontrato nei ragazzi rispetto a quando vi siete presentati voi?
Abbiamo cercato di premiare chi ha differenziato la proposta, magari legandosi alla musica o all’arte. La mia paura è quella dell’omologazione. Che, con i nuovi mezzi di realizzazione, ci sia grandissima attenzione alla forma sostenuta da pochissima sperimentazione. Spesso i ragazzi si presentano con prototipi non prodotti da loro, ma da professionisti, rischiando di perdere un approccio al progetto a 360°. Noi pensavamo a tutto, dalla vite fino all’outlook totale, c’era spazio per l’errore. Il livello estetico è cresciuto tantissimo, ma la mia paura è che ci sia meno significato. Sono convita che il SaloneSatellite sia il posto d’elezione dove si può ancora sognare. Detto ciò – come dice Marva Griffin (fondatrice e curatrice della piattaforma) – è fondamentale lasciare ‘ai più possibili’ l’opportunità di avere visibilità, dimostrare le proprie capacità.

Tavoli U per La Cividina

Tavoli U per La Cividina

Nella vostra progettazione, emerge anche l’aspetto ludico, quanto è importante divertirsi?
Da un lato, c’è la volontà di cambiare punto di osservazione delle cose, dall’altro un’ostentata ricerca di leggerezza, portando un po’ di poesia e gioco all’interno di aziende consolidate. Il tutto con un linguaggio che rispetti il loro DNA. Non un gesto giocoso fine a se stesso, ma fatto insieme all’azienda. Per Hermès abbiamo curato 3 vetrine a Singapore sviluppando il tema del Luna Park, ragionato su una memoria comune dei giorni dell’infanzia: il mondo sa essere piuttosto greve e pensiamo che la nostra missione possa essere anche quella di far sorridere. A breve rinnoveremo le vetrine con un allestimento sul tema del sogno. Vanity Desk, invece, di Living Divani, è quasi un ritratto di chi l’ha commissionato, Carola Bestetti. Una richiesta che mi ha sorpresa molto perché Carola è una persona assolutamente non vanesia ed è disegnato intorno a lei: l’idea di curve avvolgenti, di un oggetto con cui si possa essere intimi, ma con linee ridotte ai minimi termini, dove la ricchezza e il prendersi cura di sé viene raccontata attraverso materiali preziosi come la pelle. E anche il cabinet Clockwork per Exto è un progetto divertente, anche perché abbiamo trovato in Exto bravissimi tecnici che hanno risolto questa bella sfida: un mobile che è al contrario. Abbiamo reso visibile tutto ciò che normalmente è nascosto, reso il gesto dell’apertura un gesto eclatante, l’interazione col mobile giocosa, portato all’esterno le cerniere per renderle gioiello.

‘Collector’s Case’ di Lanzavecchia + Wai e Globe-Trotter per Wallpaper* Handmade 2019

‘Collector’s Case’ di Lanzavecchia + Wai e Globe-Trotter per Wallpaper* Handmade 2019

Cosa presentate al Salone di quest’anno?
Living Divani ci ha chiesto di ampliare la famiglia Fable con una serie di tavolini che interagiscono tra loro e con i divani, core business aziendale. Ancora tavolini per La Cividina, in due versioni – lamiera o legno -, che giocano col taglio della lastra per renderla sensuale e morbida, e una ‘U’ come gamba che potrebbe essere un contenitore porta riviste, ma rende più morbide le forme. Attraverso Wallpaper* Handmade siamo stati associati ad una azienda inglese, Globe-Trotter, che produce valigie in carta vulcanizzata in uno stabilimento che ha ancora alcuni macchinari dell’epoca vittoriana. Abbiamo disegnato The Collector Case, il bagaglio del collezionista, una hand bag che man mano che cresce diventa una valigia grazie ad un meccanismo a fisarmonica in pelle. Infine, per Opificio, tessitoria torinese, abbiamo realizzato la collezione di tessuti Architrame sviluppata con la tecnica jacquard.

C’è un ambito progettuale che preferite?
Penso sia arrivato il tempo di crescere in scala, di estendere l’ambito progettuale agli interni. Avere un raggio d’azione per agire dalla micro alla macro superficie. Al momento, stiamo lavorando a progetti nostri, producendo elementi di coworking e sperimentando altre dimensioni del progetto e della produzione. Per non fermarsi mai.

Tavolini pebble per Living divani

Tavolini Pebble per Living Divani

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