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veronica 8/10/2018

Parola a Fabio Novembre

Uno dei suoi libri si intitola ‘il design spiegato a mia madre’: lei che ha vissuto immerso in questo mondo negli ultimi 20 anni, come spiegherebbe il concetto e l’evoluzione…

Uno dei suoi libri si intitola ‘il design spiegato a mia madre’: lei che ha vissuto immerso in questo mondo negli ultimi 20 anni, come spiegherebbe il concetto e l’evoluzione ai non esperti?
Ho un’idea di design molto allargata: per me coincide con l’umana attitudine di modificare a proprio favore le condizioni che ci circondano. Poi tutto sta nel capire bene cosa si intende per “proprio favore”. Io sono convinto che oggi più che mai la felicità individuale debba avere dei risvolti collettivi, altrimenti tutto si risolve in un mondo di predatori

Realtà e fantasia: quanto è possibile nel design di oggi una contaminazione tra le due dimensioni?
Mi piace immaginare la figura dell’artista come quella di colui che riesce a trovare tracce di armonia nelle condizioni più avverse, prescindendo dai campi di applicazione degli sforzi profusi. Dal mio punto di vista non vedo nessuna separazione tra vita privata e pubblica, tra uomo e artista, tra realtà e fantasia, tra forma e funzione; semplicemente percepisco diversi livelli di sensibilità nei modi di vivere, ma questo è un problema assolutamente individuale

Stuart Weitzman shop, Roma

Stuart Weitzman shop, Roma

Pensando a molti suoi progetti, la donna torna ripetutamente. Possiamo parlare di un ‘antropocentrismo’ secondo Novembre?
La mia storia personale è segnata dallo sconfinato amore per il corpo femminile, fonte continua di ispirazione. Io riconosco la perfezione nel disegno delle sue forme. Ma poi la vita di un uomo è molto semplice nelle sue ambizioni: da un corpo di donna è originato e in un corpo di donna vuole ossessivamente ritornare

Il suo background abbraccia anche il mondo del cinema. Quanto le è stata utile questa conoscenza e attitudine nel suo lavoro di designer e architetto?
Il mio approccio nasce da un limite: io non so assolutamente disegnare. Ho dunque cercato di trasformarlo in opportunità sostituendo l’espressione grafica con la scrittura e adottando metodi cinematografici all’intero processo progettuale. In questo ribaltamento dell’approccio progettuale ha senza dubbio influito il corso di regia che ho frequentato alla New York University dopo la laurea

Ha mai desiderato fare un film? Se sì, di cosa tratterebbe?
Io vivo in un film tutti i giorni…

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Briscola – Pizza Society

Da Lecce a Milano, a New York e ancora Milano. Il suo rapporto con la città meneghina si è sviluppato con molteplici risultati: penso ai progetti con la Regione, Expo, le collaborazioni con la Triennale… Come definirebbe il suo legame con la città?
Le città hanno un’anima collettiva cui ciascuno di noi deve contribuire, e l’identità è un valore in continua mutazione, non un nuovo Graal per giustificare crociate. Credo che la celebre canzone di Marvin Gaye, Wherever I Lay My Hat (That’s My Home), rappresenti bene lo stato d’animo con cui ci muoviamo inquieti sulla superficie del nostro pianeta. Ovunque sia andato, ovunque abbia appoggiato il mio cappello, io mi sono sentito a casa. Credo nel diritto di terra, non in quello di sangue, e Milano mi appartiene perché ho deciso di fermarmi qui per formare una famiglia

Se potesse ripensare la città di Milano, quali cambiamenti o migliorie vorrebbe apportare?
Più che dei cambiamenti mi piacerebbe parlare delle possibilità: Milano oggi ha l’opportunità di lavorare sui propri scali ferroviari ripensando la città come sistema. Sarebbe bello inoltre che il “fiume verde” di cui si parla prendesse piede, magari non sempre all’ombra di grattacieli.

Fabio Novembre, Casa Milan. Ph Andrea Martiradonna

Fabio Novembre, Casa Milan. Ph Andrea Martiradonna

Sta pensando a un libro per i 20 anni dello studio?
Sì, ho pensato fosse arrivato il momento di un nuovo libro monografico dopo quasi 10 anni dal precedente. Una ‘scatola nera’ che includesse anche gli ultimi progetti, secondo un ordine dimensionale dal più piccolo al più grande: dalla maniglia Love Opens Doors fino ad arrivare ai grandi progetti come Casa Milan.

Da tempo dichiara che è venuto il momento di darsi all’architettura. Che cosa vorrebbe costruire?
I 50 anni mi sono serviti per prendere atto di una crescita. È il tempo dell’architettura, il confronto con la grande scala. Ho sempre provato a fare architettura con il design e con gli interni: basta pensare ai vassoi 100 piazze per Driade o all’architettura parametrica dei negozi per Stuart Weitzman. Ora voglio passare agli edifici. Casa Milan è stata finora l’intervento più significativo, una nuova icona cittadina con l’uomo al centro. Abbiamo poi partecipato insieme ad Arup Italia al Concorso per ripensare la Città Vecchia di Taranto ricevendo una menzione importante e ripensato lo stabilimento Lamborghini Urus. E poi nel solco dell’utopia che ha sempre ispirato l’architettura Italiana, come nella chiusura del mio ultimo libro, mi piacerebbe realizzare un grattacielo dalle sembianze umane, un uomo col braccio alzato che prova a toccare il cielo con un dito.

Sgabelli EUR, Kartell

Sgabelli EUR, Kartell

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Collezione 100 piazze, Driade

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